La Cina si prepara a varare una legge organica sull’intelligenza artificiale (IA) che potrebbe diventare uno dei più ambiziosi tentativi globali di bilanciare innovazione, sicurezza e libertà di ricerca: lo rivela uno studio pubblicato su Science da giuristi e studiosi della Tongji University, della Chinese Academy of Social Sciences e della China Academy of Information and Communication Technology. Sebbene non esista ancora una bozza ufficiale, i ricercatori hanno analizzato due proposte influenti – la “legge modello sull’IA” e la “legge accademica sull’IA” – individuando sei pilastri fondamentali. Tra questi, la tutela dell’ecosistema open-source e la libertà della ricerca scientifica, che in Cina resta esclusa dai controlli sui modelli generativi. Le corti del Paese, intanto, stanno definendo nuovi confini del diritto d’autore applicato all’IA, riconoscendo tutela solo alle opere con contributo umano significativo.
Particolare rilievo assume la doppia revisione etica obbligatoria per aziende e centri di ricerca, basata su principi come equità, trasparenza e centralità dell’uomo. A ciò si aggiunge un approccio “sandbox” per testare applicazioni ad alto rischio in ambienti controllati.
Secondo gli studiosi, la Cina si propone come “terza via” tra il modello europeo, più restrittivo, e quello statunitense, dominato dal mercato, puntando a una governance aperta e cooperativa dell’intelligenza artificiale.


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