Le esportazioni di greggio russo ai massimi da due anni: due i principali motivi dietro il boom

Le esportazioni di greggio dalla Russia hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni, grazie all’aumento della produzione e all’impatto degli attacchi ucraini sulle raffinerie

Le spedizioni di greggio via mare dalla Russia sono aumentate al livello più alto degli ultimi 28 mesi, con una media di 3,74 milioni di barili al giorno nelle quattro settimane fino al 12 ottobre, secondo i dati di tracciamento delle navi forniti da Bloomberg. Questo aumento è il risultato di un incremento della produzione di petrolio da parte della Russia, che ha portato a un rialzo del target produttivo sotto l’iniziativa dell’OPEC+ per incrementare le forniture sul mercato. L’industria petrolifera russa ha visto anche un significativo cambiamento nei flussi di esportazione, dovuto agli intensificati attacchi con droni da parte dell’Ucraina contro le raffinerie russe.

Da agosto, sono stati registrati almeno 28 attacchi, con un picco di colpi che ha costretto Mosca a deviare il greggio non lavorabile dalle raffinerie verso i terminal portuali del Baltico e del Mar Nero. Questi attacchi potrebbero ridurre ulteriormente la capacità disponibile dei terminal, soprattutto con l’arrivo dell’inverno, che potrebbe influenzare le operazioni di carico a causa delle condizioni meteorologiche avverse.

La situazione nelle ultime settimane

Nelle ultime quattro settimane, le spedizioni di greggio dai porti russi di Primorsk, Ust-Luga e Novorossiysk hanno raggiunto una media di 2,3 milioni di barili al giorno. Sebbene il volume complessivo delle esportazioni sia rimasto relativamente stabile, con 35 petroliere che hanno caricato 27,2 milioni di barili nella settimana fino al 12 ottobre, le spedizioni giornaliere hanno toccato i 3,89 milioni di barili al giorno, il livello più alto nelle ultime cinque settimane.

Le esportazioni russe, in termini di valore, hanno mostrato una crescita, con il valore settimanale delle spedizioni salito a 1,49 miliardi di dollari nella media delle ultime quattro settimane, segnando il massimo annuale. I prezzi per il greggio Urali sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto alla settimana precedente, con un leggero calo per il greggio proveniente dal Pacifico.

Le destinazioni principali per il greggio russo continuano a includere l’Asia, sebbene i flussi verso la Cina e l’India stiano diminuendo. Tuttavia, è in aumento la quantità di petrolio che non ha ancora una destinazione finale, con diverse navi che non segnano la destinazione fino a quando non sono nel Mar Arabico. I flussi verso la Turchia sono scesi, mentre le spedizioni verso la Siria sono rimaste stabili.

Il panorama delle esportazioni russe, dunque, sta cambiando, con una crescente complessità dovuta alle difficoltà logistiche e agli sviluppi geopolitici che continuano a influenzare la disponibilità e i flussi del greggio.