Nell’Artico, il legno galleggiante non è solo un relitto naturale trasportato dai fiumi: è una componente fondamentale degli ecosistemi costieri. Tronchi di pino, abete e larice provenienti dalle foreste boreali viaggiano lungo i corsi d’acqua fino al mare, dove si depositano lungo le coste artiche. Qui, il legname svolge un ruolo cruciale: immagazzina carbonio, protegge le coste dall’erosione e offre rifugio e habitat a molte specie animali. Oltre a questo, la sua presenza può fornire preziosi indizi sui cambiamenti climatici in atto nella regione, come l’intensificarsi delle mareggiate, l’erosione costiera e le variazioni nei flussi fluviali.
Un database senza precedenti: 19.000 depositi mappati con l’AI
Per la prima volta, un gruppo di ricercatori dell’Alfred Wegener Institute ha realizzato una mappatura sistematica del legname galleggiante lungo oltre 11.000 chilometri di coste in Alaska e nel Canada nord-occidentale. Tra il 2019 e il 2023, il team ha raccolto circa 2,3 terabyte di immagini satellitari, analizzando un’area di 1,3 milioni di chilometri quadrati. Questi dati sono stati utilizzati per addestrare una rete neurale in grado di identificare automaticamente i depositi di legno galleggiante. Il risultato è il più grande database del suo genere mai prodotto: oltre 19.000 depositi stabili rilevati, che coprono quasi 23 chilometri quadrati.
Dai fiumi alle coste: cosa ci dice la distribuzione del legname
I risultati mostrano che il legno galleggiante non si distribuisce in modo casuale. Più dell’80% dei depositi si trova entro 200 chilometri dalle foci dei fiumi, confermando che i corsi d’acqua sono il principale vettore di trasporto. Tuttavia, le dinamiche che regolano il suo tragitto dopo l’arrivo in mare rimangono in parte sconosciute. Inoltre, i depositi cambiano in base alla posizione: nei delta fluviali tendono a essere più piccoli e compatti, mentre lungo le coste aperte sono più estesi e stabili. La quantità di legname accumulato dipende anche dalla densità forestale dei bacini idrografici di origine. Grazie all’approccio basato sull’intelligenza artificiale, i ricercatori possono ora monitorare sistematicamente questi depositi, fornendo una nuova chiave di lettura per studiare l’impatto del cambiamento climatico su fiumi, foreste e coste artiche.



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