Il litio è ormai al centro della transizione energetica globale, ma la sua estrazione nei deserti salini di Argentina, Cile e Bolivia – la cosiddetta area del “triangolo del litio” – solleva crescenti preoccupazioni ambientali. Il metodo più diffuso, basato sull’evaporazione solare della salamoia pompata dal sottosuolo, è economicamente vantaggioso, ma richiede enormi quantità di acqua e terreno. Oltre il 90% dell’acqua salmastra viene persa e l’uso di acqua dolce per raffreddamento e lavaggio aggrava il problema. In Cile, uno studio ha rilevato che la Salar de Atacama sta sprofondando fino a 2 cm l’anno, a causa dell’eccessivo prelievo rispetto alla ricarica naturale delle falde.
La promessa (e i limiti) dell’estrazione diretta
Per affrontare l’impatto ambientale crescente, le aziende minerarie stanno puntando sulla DLE (Direct Lithium Extraction), una nuova tecnologia che consente di separare il litio senza l’uso di vasche di evaporazione. Questa tecnica promette una resa superiore (oltre il 90% del litio recuperato) e un impatto sul suolo molto più contenuto. Il governo cileno ne ha fatto un punto centrale della sua strategia nazionale, e la francese Eramet ha avviato in Argentina il primo impianto al mondo basato solo su DLE. Tuttavia, l’industria è ancora in fase sperimentale: i costi di avvio sono molto elevati, e la stessa Eramet ha dovuto ridimensionare le proprie previsioni a causa di ritardi tecnici. Inoltre, alcuni studi indicano che il fabbisogno di acqua dolce di alcune tecnologie DLE potrebbe superare persino quello dei metodi tradizionali.
Comunità locali e scienziati chiedono trasparenza e regole chiare
Sul campo, le comunità indigene denunciano impatti già visibili. Nella Salar Hombre Muerto, attiva da quasi 30 anni, si registrano prosciugamenti dei fiumi e un crollo della vegetazione umida fino al 90%, effetto legato all’estrazione di acqua dolce per alimentare gli impianti. Anche gli scienziati mettono in guardia: l’impatto dell’estrazione diretta sull’equilibrio idrico è ancora poco studiato, e i danni potrebbero essere sottovalutati se si confonde l’uso di acqua dolce con quello di salamoia. Secondo l’esperto argentino Eduardo Gigante, la DLE è “una tecnologia promettente”, ma prima di adottarla su larga scala servono regole ambientali rigorose e istituzioni capaci di farle rispettare. Con 38 nuovi progetti in programma solo in Argentina – due terzi dei quali basati su DLE – il futuro del litio sarà una corsa non solo alla tecnologia, ma anche alla responsabilità.


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