La Puglia ha vissuto una delle ondate di maltempo più intense degli ultimi decenni, caratterizzata da piogge torrenziali, freddo anomalo, grandine e trombe marine che hanno segnato profondamente il territorio in questi ultimi tre giorni. Per ritrovare condizioni termiche in quota simili bisogna tornare al 1972, quando un’irruzione fredda straordinariamente precoce portò valori in quota attorno a −1/−2 °C. L’evento attuale si colloca al secondo posto negli ultimi 55 anni per intensità termica, ma resta primo per fenomenologia e impatti al suolo.

I dati dell’evento: fenomeni estremi
- 5 trombe marine osservate lungo il basso Adriatico.
- Accumuli pluviometrici superiori a 200 mm nell’area dell’Ostunense in poche ore.
- Grandinate diffuse con danni a coltivazioni e aree urbane.
Questi elementi confermano un evento meteorologico estremo, tra i più violenti mai registrati negli ultimi decenni in Puglia.
Il ruolo del mare caldo
La differenza rispetto agli episodi passati è data dal Mar Adriatico insolitamente caldo, che ha agito come un vero e proprio carburante per le supercelle. Questo surplus energetico ha favorito lo sviluppo di temporali autorigeneranti e precipitazioni torrenziali, con particolare impatto sull’area brindisina.
Perché l’evento resterà negli annali
L’ondata sarà ricordata come una delle più violente e precoci degli ultimi 55 anni. Un assetto sinottico diverso, sommato al surriscaldamento dei mari, ha innescato condizioni ideali per fenomeni intensi e persistenti.
Prospettive e monitoraggio
Nei prossimi giorni sarà fondamentale monitorare:
- l’evoluzione delle temperature del mare e le possibili nuove fasi instabili;
- le criticità idrogeologiche residue nelle aree colpite;
- gli aggiornamenti meteo e i bollettini della Protezione Civile.
Questo episodio conferma quanto la Puglia sia vulnerabile a fenomeni estremi, specialmente quando mari caldi e irruzioni fredde si combinano in modo esplosivo.


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