Resta critica la situazione in Messico dopo la devastazione provocata dalle piogge torrenziali collegate all’uragano Priscilla e alla tempesta tropicale Raymond. Al momento il bilancio delle vittime fermo a 65 persone mentre si contano anche 64 dispersi. Sono interessati sei dei 32 Stati federali del Messico: a nord, San Luis Potosì e Tamaulipas; al centro, Puebla, Hidalgo e Queretaro; sulla costa del Golfo del Messico, Veracruz. Sui singoli municipi abitati da 139 comunità, che vengono evacuate con le zattere di salvataggio dall’esercito, si sono abbattuti tra i 500 e i 600mm di pioggia dal 9 al 12 ottobre. Gli effetti sono stati strade sommerse dal fango e dai detriti, 100.000 case danneggiate, così come le infrastrutture, le scuole e gli ospedali, mentre l’elettricità non è ancora stata ripristinata in alcune zone.
Il Presidente della Repubblica, Claudia Sheinbaum Pardo, che si è recata sui luoghi colpiti, ha ammesso che “sarebbe stato difficile prevedere questa situazione con molto anticipo, è diversa rispetto a quella degli uragani“. Inoltre, ha aggiunto che “sono necessari molti voli per portare cibo e acqua a sufficienza“, rassicurando che “raggiungeremo tutti”.
Focus Hidalgo
Una delle situazioni più preoccupanti è a Hidalgo. I deceduti sono 21 e i dispersi sono 43, secondo l’ultimo aggiornamento della Protezione Civile nazionale; in 17 comuni non c’è la corrente elettrica, 90 comunità sono senza comunicazioni, mille abitazioni, 308 scuole e 59 ospedali sono stati colpiti.
Nella parte settentrionale dello Stato si è recata una squadra di Medici Senza Frontiere (MSF), composta da sei membri, tra i quali un medico, uno psicologo, un coordinatore, un logistico e due autisti. Mentre nell’area si stanno svolgendo le missioni esplorative, volte a identificare le necessità, i potenziali punti di soccorso e le opzioni di intervento per rispondere il prima possibile alle esigenze dei cittadini, i media vaticani si sono messi in contatto con José Luis Michelena, direttore esecutivo per il Messico e l’America Centrale dell’organizzazione internazionale che offre assistenza medica e opera in Messico dal 1985.
“Sappiamo che diverse comunità sono state completamente o parzialmente isolate e che molte hanno affrontato livelli di inondazione tali da sommergere completamente le abitazioni, portando alla perdita di tutti i beni, inclusi abiti e alimenti”, spiega Michelena, secondo cui, pur non potendo tracciare un quadro completo, “l’accesso alle cure primarie, all’acqua potabile, ai servizi di salute mentale per la popolazione colpita, la prevenzione delle malattie trasmesse da zanzare e le misure di sanificazione sono spesso i bisogni più comuni in questo tipo di emergenze“.
La squadra impegnata nel nord di Hidalgo, che offrirà anche supporto psicologico ai sopravvissuti, però, potrebbe avere delle difficoltà durante le operazioni: “l’ostacolo che potremmo incontrare riguarda l’impatto sulle strade e le autostrade“, conclude Michelena. “Ma sappiamo che le autorità stanno lavorando intensamente per riaprire e rendere accessibili le vie che permettono l’accesso alle aree più remote”, aggiunge.


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