Il rumore incessante dei motori, il fruscio delle motoseghe e il tintinnio del metallo risuonano ovunque nei Caraibi. È il suono della ripartenza dopo il passaggio dell’uragano Melissa, una delle tempeste più potenti e distruttive mai registrate nell’Atlantico. In Giamaica, squadre di operai e volontari liberano le strade da tronchi e detriti, mentre i soccorsi cercano di raggiungere i villaggi ancora isolati. Sull’isola di Cuba, le ruspe aprono varchi nelle arterie principali per ripristinare i collegamenti interrotti. Ad Haiti la popolazione tenta di ricostruire le case spazzate via dal vento e dall’acqua.
Quando martedì Melissa ha toccato terra in Giamaica con venti fino a 295 km/h, ha scritto una pagina nera nella storia meteorologica dei Caraibi. L’uragano ha raggiunto la 5ª categoria sulla scala Saffir-Simpson, eguagliando i record storici di intensità per un ciclone atlantico. Il suo passaggio ha lasciato dietro di sé distruzione, isolamento e, soprattutto, un bilancio delle vittime in costante aumento, che secondo le ultime stime supera le 70 persone tra Giamaica, Haiti e Cuba.
Le autorità temono che i numeri possano crescere ulteriormente, poiché molte aree colpite rimangono irraggiungibili e i soccorsi si muovono con difficoltà tra strade allagate, frane e ponti crollati. La combinazione di venti estremi, piogge torrenziali e mareggiate ha reso Melissa uno degli uragani più distruttivi degli ultimi decenni.
Un uragano “da manuale” per potenza e struttura
Dal punto di vista scientifico, Melissa è considerato case study.
Nata come semplice onda tropicale nell’Atlantico centrale, si è rapidamente intensificata grazie alle condizioni favorevoli dell’atmosfera e dell’oceano. Le acque superficiali particolarmente calde e un’atmosfera stabile hanno permesso al sistema di rafforzarsi in modo esplosivo, innescando il processo di intensificazione rapida, in cui i venti aumentano di oltre 55 km/h in meno di 24 ore.
I satelliti meteorologici hanno registrato un occhio perfettamente simmetrico, largo circa 25 km, e un muro di nubi di oltre 15 km di altezza. Melissa ha mostrato una struttura eccezionalmente compatta, con bande spiraliformi molto organizzate e un raggio d’azione esteso, caratteristiche che hanno amplificato gli effetti distruttivi anche a centinaia di chilometri dal centro della tempesta.
La Giamaica in ginocchio
È stata la Giamaica a pagare il prezzo più alto. Il Sud/Est dell’isola, colpito in pieno dal cuore dell’uragano, presenta un quadro di devastazione: case scoperchiate, coltivazioni distrutte, strade cancellate dalle frane. Il governo ha confermato almeno 19 vittime, ma le autorità temono che il numero sia destinato a salire man mano che i soccorritori riescono a raggiungere le aree isolate.
Oltre 13mila persone si trovano in rifugi temporanei, e il 72% della popolazione è ancora senza elettricità, con gran parte della rete telefonica fuori uso. Le forze armate e squadre di emergenza statunitensi con unità cinofile sono al lavoro per individuare i dispersi, mentre elicotteri militari trasportano acqua e viveri nei villaggi montani.
Cuba: l’efficacia della prevenzione, ma danni enormi
A Cuba, dove il sistema di allerta e prevenzione è tra i più efficaci della regione, oltre 735mila persone sono state evacuate prima dell’arrivo della tempesta. Questa tempestività ha evitato un bilancio di vittime più alto, ma i danni materiali sono gravissimi: infrastrutture distrutte, piantagioni devastate e decine di comunità isolate. Le province di Santiago de Cuba, Granma, Holguín, Guantánamo e Las Tunas hanno riportato estese perdite alle reti elettriche e alle telecomunicazioni, con numerose aree ancora senza luce né collegamenti.
Colpito anche un luogo simbolo: il Santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, nella città di El Cobre, ha subito danni strutturali alle vetrate e alle mura. La televisione di Stato ha mostrato immagini di interi quartieri sommersi dal fango e di campi completamente distrutti.
Haiti: il bilancio più tragico
Ad Haiti dove la fragilità delle infrastrutture amplifica ogni emergenza, l’uragano ha avuto l’impatto più drammatico. Secondo l’Agenzia di Protezione Civile, almeno 30 persone sono morte e 20 risultano disperse, ma anche in questo caso il bilancio è in evoluzione. Le forti piogge hanno scatenato frane e inondazioni, soprattutto nella regione meridionale, dove fiumi esondati hanno travolto case e strade.
A Petit-Goâve, una delle località più colpite, oltre 160 abitazioni sono state danneggiate e 80 completamente distrutte. Molti sfollati hanno perso tutto e vivono in rifugi di fortuna. Le autorità stanno distribuendo acqua potabile e medicinali, ma le operazioni di soccorso restano complesse a causa del terreno montuoso e della mancanza di vie d’accesso.
Bahamas e Bermuda in stato di allerta
Dopo aver attraversato i Caraibi, Melissa ha sfiorato le Bahamas sudorientali, dove 1.400 persone sono state evacuate a scopo precauzionale. Il ciclone si è poi diretto verso Bermuda, dove ha mantenuto venti fino a 165 km/h e provocato forti mareggiate.
Le autorità locali hanno chiuso temporaneamente l’aeroporto internazionale e tutte le scuole, sospendendo i trasporti fino al miglioramento delle condizioni meteo.
Nella serata di giovedì, Melissa si è indebolita a 2ª categoria, ma ha continuato a muoversi verso Nord/Est, portando piogge e venti intensi anche a centinaia di km di distanza dal suo centro.


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