Gli occhi del mondo letterario sono puntati su Stoccolma. Oggi, giovedì 9 ottobre, alle 13 ora italiana, la prestigiosa Accademia di Svezia annuncerà il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2025. Un momento di attesa e suspense che da oltre un secolo anima lettori, critici e scommettitori di ogni latitudine. Fin dalla sua istituzione nel 1901, il Nobel per la Letteratura è stato al centro di passioni, polemiche e sorprese. Bob Dylan, premiato nel 2016, lo sintetizzò perfettamente nel suo discorso di accettazione: “Se qualcuno mi avesse mai detto che avevo una possibilità di vincere il Premio Nobel, avrei dovuto pensare che avrei avuto più o meno le stesse probabilità di stare sulla Luna“. Un paradosso che riflette la natura imprevedibile del riconoscimento più ambito della scena letteraria mondiale.
Il Premio Nobel per la Letteratura 2025 nella storia
Dal 1901 al 2024, il premio è stato assegnato 117 volte a 121 autori. Non sono mancati però gli anni senza vincitori, il premio venne sospeso nel 1914, 1918 e tra il 1940 e il 1943 per le due guerre mondiali, e nel 1935 per “mancanza di candidati adatti”. Il primo vincitore fu il poeta francese Sully Prudhomme, mentre la prima donna premiata fu Selma Lagerlöf, scrittrice svedese nota per il suo idealismo e la sua vivida immaginazione.
I numeri, tuttavia, rivelano un divario ancora marcato: solo 18 donne contro 103 uomini hanno ricevuto il Nobel per la Letteratura. Francia, con 16 vincitori, guida la classifica dei Paesi più premiati, seguita da Stati Uniti e Regno Unito.
La selezione
La selezione è rigorosa: ogni anno circa 220 nomi vengono proposti da esperti, critici e precedenti laureati. Dopo una prima scrematura a 20 candidati e poi a 5 finalisti, la giuria legge e discute le opere fino a raggiungere un consenso. Il criterio ufficiale è uno solo: il merito letterario.
Tra i “grandi esclusi” figurano nomi monumentali come James Joyce, Virginia Woolf, Leo Tolstoy e Chinua Achebe. Alcuni, come Johannes V. Jensen, hanno dovuto attendere decenni di candidature prima di essere riconosciuti. Non sono mancati i rifiuti clamorosi: Jean-Paul Sartre nel 1964, per coerenza con la sua visione anti-istituzionale, e Boris Pasternak nel 1958, sotto pressione del governo sovietico (il figlio ritirò il premio solo nel 1989).
L’anno scorso il Nobel andò alla scrittrice sudcoreana Han Kang, “per la sua intensa prosa poetica che affronta i traumi storici e mette in luce la fragilità della vita umana“.
I favoriti
E quest’anno? I pronostici, come sempre, oscillano tra giganti e outsider. Tra i favoriti spiccano Haruki Murakami – eterno candidato e mai vincitore – insieme a Salman Rushdie, Margaret Atwood, Anne Carson e Jamaica Kincaid. Ma anche nomi più inattesi come l’australiano Gerald Murnane, l’ungherese László Krasznahorkai, la messicana Cristina Rivera Garza e l’enigmatico americano Thomas Pynchon popolano le liste dei bookmaker.
Chi scriverà il prossimo capitolo di questa storia lunga più di un secolo? L’attesa finirà tra poche ore, quando l’Accademia pronuncerà quel nome che, per un giorno almeno, farà del mondo intero una sola, grande platea di lettori.


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