Un nuovo passo nella caccia alle onde gravitazionali potrebbe arrivare prima del previsto. Un team delle Università di Birmingham e Sussex ha presentato su Classical and Quantum Gravity un innovativo metodo per rilevare i segnali cosmici nella banda dei milli-Hz (tra 10 e 1 Hz), una fascia finora inesplorata che si colloca tra le frequenze intercettate dagli interferometri terrestri (come LIGO e Virgo) e quelle studiate dagli array di pulsar timing. La proposta si basa su rivelatori compatti formati da cavità ottiche ultrastabili e orologi atomici, capaci di registrare minuscoli sfasamenti della luce laser prodotti dal passaggio delle onde gravitazionali. A differenza dei grandi interferometri, queste unità da laboratorio sono meno sensibili al rumore sismico e newtoniano e potrebbero essere replicate in più siti, formando una rete globale.
“Sfruttando tecnologie nate per gli orologi atomici ottici, possiamo accedere a una nuova gamma di frequenze con strumenti da tavolo“, spiega Vera Guarrera, coautrice dello studio. Le sorgenti di queste onde spaziano da sistemi binari di nane bianche a fusioni di buchi neri supermassicci, fino al fondo gravitazionale dell’universo primordiale.
Questa tecnologia, più rapida ed economica delle missioni spaziali come LISA (ESA, in programma per il 2030), potrebbe aprire già nei prossimi anni una nuova finestra sull’universo, permettendo di sondare eventi cosmici finora inaccessibili.


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