Paleontologia: trovati resti di un elefante nano in Sicilia

Nel Siracusano, scoperti i resti di un esemplare di Paleoloxodon mnaidriensis, un elefante nano vissuto in Sicilia nel Pleistocene

Un’importante scoperta paleontologica arricchisce la storia preistorica della Sicilia: nella zona di Fontane Bianche, nel Siracusano, sono stati rinvenuti nei giorni scorsi i resti di un esemplare di elefante nano, il Palaeoloxodon Mnaidriensis. Questo mammifero, vissuto nel Pleistocene tra 200mila e 150mila anni fa, rappresenta l’adattamento più estremo e affascinante della megafauna giunta sull’isola. Circa 700mila anni fa, gli antenati di questi pachidermi raggiunsero la Sicilia dal continente europeo, sfruttando i “ponti di terra” naturali emersi durante le fasi glaciali grazie all’abbassamento del livello del mare. Tuttavia, l’isolamento insulare e la limitata disponibilità di risorse innescarono un fenomeno evolutivo noto come nanismo insulare, portando i giganti a rimpicciolirsi progressivamente fino a diventare l’elefante più piccolo mai vissuto sulla Terra.

La segnalazione del ritrovamento di diversi affioramenti di macrofauna vertebrata è stata effettuata da Fabio Branca, geologo dell’Università di Catania. L’area nord-iblea si conferma un vero e proprio scrigno paleontologico: non lontano, infatti, si trovano i celebri resti di un altro esemplare di elefante nano, il Palaeoloxodon Falconeri, rinvenuto nella Grotta di Spinagallo e oggi esposto nel Museo di Paleontologia dell’Università di Catania e nel Museo Archeologico Regionale ‘Paolo Orsi’ di Siracusa.

Questo ritrovamento si inserisce in un contesto di grande interesse geologico-ambientale, che include riserve naturali e geositi come la Grotta Monello. La Sicilia, l’isola del Mediterraneo con il maggior numero di mammiferi fossili, rappresenta uno “scrigno di geodiversità” che necessita di essere studiato e tutelato. A tal fine, la Soprintendenza di Siracusa e l’Università di Catania avvieranno nei prossimi mesi specifici accordi di collaborazione per approfondire gli studi sui resti e garantire una fruizione ecosostenibile del patrimonio.