La paralisi del governo federale statunitense è scattata, costringendo la NASA e altre agenzie a sospendere quasi tutte le loro attività quotidiane. Il mancato accordo al Congresso su un disegno di legge per il finanziamento ha innescato uno shutdown che ha messo in congedo (furlough) oltre 15mila dipendenti pubblici dell’agenzia spaziale. Secondo il piano aggiornato della NASA, su un totale di 18.218 dipendenti pubblici, ben 15.094 sono stati rimandati a casa. Solo poco più di 3.100 persone, classificate come personale “eccettuato”, rimangono in servizio per garantire la sicurezza degli astronauti, l’integrità dell’hardware critico e la continuazione delle massime priorità dell’amministrazione.
Artemis, la rotta
La priorità che emerge con forza in questo scenario di crisi è la missione Artemis. A differenza dei precedenti piani di interruzione, la nuova guida della NASA ha ampliato le esenzioni per coprire l’intero programma Artemis. Questa mossa riflette il forte impegno dell’agenzia a rispettare la scadenza di Artemis II, la missione con equipaggio che volerà attorno alla Luna, attualmente prevista non prima del 5 febbraio 2026.
Questa eccezione permette di continuare l’avanzamento su Artemis II, una previsione confermata dal vice amministratore facente funzioni del programma, Lakiesha Hawkins, prima dello shutdown. Tuttavia, qualsiasi ritardo significativo ad Artemis II creerebbe un effetto a catena per la missione successiva, Artemis III, che mira a riportare gli astronauti sulla superficie lunare, intensificando le preoccupazioni degli esperti su una tabella di marcia già tesa.
La posta in gioco è alta: la corsa alla Luna con la Cina è in corso, e una sconfitta da parte degli Stati Uniti potrebbe portare a turbamenti geopolitici.
Ricerca e Stazione Spaziale
Mentre la maggior parte dei programmi scientifici e le attività rivolte al pubblico sono congelati – inclusi centri visitatori, NASA TV e canali social – le missioni considerate troppo critiche per essere interrotte rimangono attive. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) mantiene il suo equipaggio, con controllori di volo e ingegneri operativi 24 ore su 24 per garantire la sicurezza e il funzionamento dei sistemi. Anche i satelliti per l’osservazione della Terra e meteorologici, vitali per la sicurezza pubblica, continuano a operare per fornire dati su fenomeni atmosferici, disastri naturali e detriti spaziali.
Al contempo, gran parte del portafoglio di ricerca della NASA – dai finanziamenti scientifici allo sviluppo tecnologico – è stato sospeso, bloccando i progressi su una vasta gamma di progetti.
Una nota insolita nel nuovo piano di shutdown è la direttiva che limita l’uso dei fondi riportati dall’anno precedente esclusivamente alle “priorità presidenziali“, una clausola che secondo gli esperti di politica spaziale potrebbe segnalare uno sforzo più ampio per dare priorità alle iniziative della Casa Bianca durante l’interruzione dei finanziamenti.
Per quanto riguarda i dipendenti, la legge federale garantisce che il personale civile riceverà una retribuzione retroattiva una volta terminato lo shutdown, ma i tempi dipendono interamente dalla durata della chiusura e dalla rapidità d’azione del Congresso. Nel frattempo, i dipendenti in congedo hanno l’obbligo legale di astenersi da qualsiasi attività lavorativa per la NASA, anche su base volontaria.
