Oggi pomeriggio, presso la sede dell’associazione della Stampa Estera, nella cornice di Palazzo Grazioli, si è tenuta un’interessante conferenza scientifica sul Ponte sullo Stretto di Messina. L’incontro ha visto la partecipazione di esperti, ingegneri e sismologi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che hanno analizzato in dettaglio le caratteristiche e i rischi associati alla realizzazione di questo progetto in grado di rappresentare una svolta non solo per Calabria e Sicilia ma per tutto il Sud Italia. Durante l’incontro, sono stati trattati vari aspetti del progetto, dai dettagli tecnici alle sfide geologiche e sismiche.
Valerio Mele, uno degli esperti presenti, ha offerto uno spunto storico importante, ricordando che già nel 1969 il Ministero dei Lavori Pubblici e l’ANAS avevano avviato un concorso internazionale per la realizzazione di un collegamento tra la Sicilia e la Calabria. Il progetto ha visto la nascita di vari studi di fattibilità, avviati prima da una società privata e poi dalla Società Stretto di Messina. Mele ha spiegato: “nel 1969 il ministero dei lavori pubblici e l’Anas hanno pubblicato un concorso internazionale di idee per realizzare un collegamento tra la Sicilia e la Calabria. Sono stati avviati studi di fattibilità prima da una società privata e poi dalla Società Stretto di Messina per esaminare tutte le soluzioni tra ponti a campana unica o più campate o tunnel sommerso”.
“Per poter prendere una decisione sono stati effettuati approfondimenti a partire dai fondali e dalle correnti e venti mediante rilievi sul campo e indagini, poi è andato in scena il passaggio alla consulta estera con i maggiori esperti internazionali con la decisione della soluzione aerea. Nel 1990 è arrivato il parere della consulta estera sulla non fattibilità dell’ipotesi a più campate. La campana unica è stata poi resa possibile grazie all’intuizione dell’ingegnere inglese William Brown. Sono arrivati i pareri favorevoli della Commissione ANAS, del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il governo italiano ha sottoposto il progetto a due advisor indipendenti per l’aspetto ambientale e tecnico. Nel 2003 è stata portata l’approvazione del progetto preliminare e l’avvio delle gare internazionali che hanno permesso allo Stretto di Messina di individuare sia il soggetto responsabile della progettazione sia il PMC, il Project Management Consultancy. Nel 2023, dopo un lungo stop dovuto a decisioni politiche, è stato disposto l’aggiornamento del progetto definitivo e avviato l’iter autorizzativo. Il progetto definitivo è stato aggiornato nel 2024. Completato l’iter autorizzativo, il progetto è stato sottoposto al CIPESS e siamo in attesa della registrazione della delibera della Corte dei Conti” ha aggiunto Mele.
Le componenti strutturali dell’opera
Mele ha poi aggiunto dettagli significativi sulle componenti strutturali dell’opera, sottolineando che il Ponte sarà collegato con 40 km di infrastrutture, di cui 20 km di strade e 20 km di ferrovie. Questi collegamenti collegheranno l’opera dal lato calabrese all’autostrada del Mediterraneo tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria, e dal lato siciliano con l’autostrada Messina-Palermo. Inoltre, la struttura del Ponte includerà le torri alte 399 metri, un sistema di sospensione, due blocchi di ancoraggio e un impalcato sospeso, con un sistema di trasporto metropolitano.
I rischi sismici
Sul tema dei rischi sismici, il dibattito si è concentrato sulle potenzialità del Ponte di resistere a eventi tellurici. Mele ha sottolineato che “tutti i principali ponti sono posizionati in faglie ben più importanti” e che “il terremoto di riferimento è quello del 1908 di magnitudo 7.1 e con questa intensità il ponte rimane completamente in fase elastica. Dopo la sollecitazione, il ponte ritorna nella fase iniziale”.
Il cambiamento climatico e i fenomeni estremi
Il cambiamento climatico e la possibilità di fenomeni meteorologici estremi sono stati un altro tema trattato. Gli esperti hanno spiegato che sono stati effettuati studi per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sul progetto. Mele ha rassicurato: “il Ponte per come è progettato è in grado di resistere a un vento di 54 metri al secondo (190 km/h). Il vento più forte registrato nel Mediterraneo è stato di 135 km/h”.
In merito agli aspetti sismici, Gianluca Valensise, sismologo dell’INGV, ha parlato dell’importanza delle grandi faglie per i terremoti. “i forti terremoti li fanno le grandi faglie, piccola faglia e piccolo terremoto o nessun terremoto”, ha spiegato. Ha poi fatto riferimento al terremoto del 1908, per il quale un sismologo giapponese aveva studiato le ragioni del danno così devastante in Italia, pur non avendo provocato simili effetti in Giappone. “Venne un sismologo giapponese nel 1909 mandato dal suo imperatore per capire come mai un terremoto che in Giappone non avrebbe fatto molti danni perché in Italia ha fatto 80-10o.000 vittime. Capì che le case erano costruite male, che le città erano proprio sopra la faglia”, ha raccontato Valensise.
“Io lavoro sui terremoti calabresi dalla fine degli anni ’80, sono calabrese. Studio il terremoto del 1908 dagli anni ’80, ben prima che si cominciasse a parlare di Ponte. Pur essendo io favorevole, i nostri studi sono a prescindere dall’essere pro o contro l’opera. Molti ricercatori, a partire dagli anni ’70, studiano il terremoto del 1908, il più forte strumentale nella storia d’Italia. Ma la storia dice che terremoti così forti sono molto rari, fino al 1908 erano passati 1.500 anni dall’ultimo”, seguendo la storia. “Il tempo in cui si ricaricano e tornano è molto ampio”.
“I geologi come Angeloni, o De Miranda, parlano di ingegneria, ma non ne sono competenti. Questa è l’Italia, poi i social amplificano il fenomeno. Ma loro dovrebbero fare il loro lavoro. Sono geologi. In Italia però succede questo, che loro parlano ma non è il loro lavoro”.
Le faglie nell’area dello Stretto
Pierfrancesco Burrato, un altro sismologo dell’INGV, ha approfondito il tema delle faglie che interessano l’area dello Stretto, spiegando: “il terremoto del 1908 è stato considerato generato da una faglia cieca. Nell’area dallo Stretto dal lato calabro nella letteratura sono state mappate un gran numero di queste faglie che per la loro lunghezza abbastanza limitata (tra 2 e 4 km), noi consideriamo come faglie secondarie. Quando c’è un terremoto, noi vediamo sempre una pallina o una stella sulla mappa, in realtà sulla terra sono oggetti tridimensionali. E le faglie sono oggetti tridimensionali”.
“Le faglie nello studio in oggetto, però, sono prive di informazioni, perché nessun geologo le ha trovate in superficie e quindi non ha potuto misurarle. Per le faglie di Cannitello e Pezzo vale questo concetto. Queste due faglie hanno una limitata espressione, di 3 o 3,5 km. I terremoti di magnitudo 6 hanno una espressione di circa 10 km di lunghezza, per rendere l’idea. Se quindi anche queste fossero faglie, e fossero attive, sarebbero associate a terremoti molto limitati, sotto il magnitudo 6. La faglia del terremoto 1908 era 40 km lunga e 20 larga” ha aggiunto l’esperto.
La conferenza si è rivelata fondamentale per fare chiarezza sulle sfide e le opportunità del Ponte sullo Stretto, e ha sottolineato la continua evoluzione del progetto, che resta una delle opere ingegneristiche più ambiziose in Italia e nel mondo.
L’assenza di Mario Tozzi
Particolarmente discussa anche l’assenza di Mario Tozzi, geologo del Cnr, da sempre in prima linea contro il Ponte: “mi dispiace che non ci sia stata la voce contraria che speravamo di avere nel dibattito. Forse non era convinto dei sui argomenti”, dice il giornalista moderatore. “Dispiace soprattutto a noi che non sia venuto”, conclude Valensise.



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