Per stimare con precisione i tassi di mortalità legati alle temperature estreme in Europa, non basta adottare un modello unico per tutti i Paesi. È quanto suggerisce uno studio guidato dall’Università di Uppsala e pubblicato sulla rivista PNAS, che mette in guardia dai rischi delle generalizzazioni. I ricercatori hanno analizzato la capacità delle previsioni numeriche della temperatura, combinate con dati statistici sulla mortalità, di funzionare come sistemi di allerta precoce su scale temporali di pochi giorni o settimane. Lo studio ha preso in esame le estati del 2022 e del 2023, caratterizzate da intense ondate di calore in gran parte del continente.
I risultati mostrano una relazione non lineare tra temperatura e mortalità da caldo. Nelle regioni fredde o temperate, le previsioni risultano più affidabili per temperature moderate che per quelle elevate. Al contrario, nei Paesi del Mediterraneo meridionale, come Italia, Spagna e Grecia, la capacità predittiva migliora alle temperature più alte.
Secondo gli autori, integrare le previsioni di mortalità legate al caldo nei sistemi di allerta delle aree più calde d’Europa potrebbe rafforzare la risposta delle autorità sanitarie alle emergenze provocate dal cambiamento climatico.


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