Il Cratere del Centro Italia, colpito dai terremoti del 2016/2017, viene elevato a “laboratorio nazionale di resilienza” dalla Struttura commissariale per la ricostruzione. Questa visione strategica, presentata in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio disastri, non mira solo al ripristino, ma a un “avanzamento strutturale, sociale e ambientale“. Il Commissario Guido Castelli ha infatti sottolineato che la ricostruzione è la “frontiera italiana della riduzione del rischio“, un investimento per il futuro basato sul principio che “ricostruire non significa tornare indietro, ma andare avanti in sicurezza“.
L’approccio è multirischio: l’Appennino centrale non è vulnerabile solo ai sismi, ma anche a frane, alluvioni e dissesti idrogeologici. In tal senso, sono stati finanziati interventi di stabilizzazione di versanti e bacini, con analisi approfondite su oltre 1.000 frane attive, che hanno portato alla pianificazione di delocalizzazioni e opere idrauliche.
L’Abruzzo partecipa attivamente attraverso l’esperienza dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere (USRC, nato dopo il sisma del 2009. L’esperienza maturata nel Centro Italia è diventata la base per la nuova legge quadro nazionale sulla Ricostruzione e la riduzione del rischio. In questo contesto, l’USRC coordina anche le attività legate al Programma Nazionale Complementare (PNC) NextAppennino, volto al rilancio economico e sociale delle aree colpite.


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