Rifiuti radioattivi in Italia: nel 2024 volume in crescita del 3,38% rispetto al 2023

ISIN presenta l’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi aggiornato al 31 dicembre 2024

Cresce il volume di rifiuti radioattivi detenuti nel nostro Paese; in calo, invece, l’attività totale. Questo, in sintesi, quanto emerge dall’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi aggiornato al 31 dicembre 2024 e realizzato da ISIN. Il documento viene predisposto sulla base dei dati che, annualmente, i diversi operatori, ai quali compete la responsabilità primaria della detenzione e gestione in sicurezza dei rifiuti stessi, trasmettono all’Ispettorato. Per il secondo anno consecutivo, il rapporto utilizza i dati trasmessi all’ISIN, ai sensi dell’art. 60 del D. Lgs. n. 101/2020, attraverso il Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti (STRIMS), divenuto pienamente operativo dal febbraio 2022. Tutti i soggetti che effettuano attività di gestione di rifiuti radioattivi hanno, infatti, l’obbligo di registrarsi a STRIMS per la trasmissione di tutte le informazioni previste dalla legge per identificare i rifiuti radioattivi e i soggetti da cui provengono, costituendo illecito amministrativo l’inottemperanza agli obblighi previsti. Ecco alcuni dati.

Volume dei rifiuti radioattivi

Cresce di 1.103,5 m³ il volume di rifiuti radioattivi nel nostro Paese. In totale, 33.766,60 m³ , con un aumento del 3,38% rispetto al 2023. L’aumento dei rifiuti radioattivi nel 2024 rispetto all’anno precedente deriva sia dal progredire delle attività di decommissioning presso le installazioni nucleari, sia dalle attività della ricerca, della medicina e dell’industria. Inoltre, nel dicembre 2024 sono tornati alla Centrale nucleare del Garigliano alcuni rifiuti radioattivi metallici sottoposti, in Svezia, al trattamento di fusione.

È il Lazio la regione che detiene il volume maggiore di rifiuti radioattivi: 12.224 m³ , il 36,20% del totale. Seguono Lombardia (6.602 m³ e il 19,55% del totale), Piemonte (5.903 m³, 17,48%), Basilicata (4.288 m³, 12,70%), Campania (2.400 m³, 7,11%), Emilia Romagna (1.383 m³, 4,10%), Toscana (939 m3 , 2,78%) e Puglia (27,60 m³, 0,08%).

Decresce il volume dei rifiuti radioattivi a vita molto breve (- 109,72 m³), ad attività bassa (- 268,65 m³) e ad attività media (- 0,91 m³) e cresce il volume dei rifiuti ad attività molto bassa (+ 1482,72 m³). L’impianto italiano in cui si registra l’aumento maggiore per quanto riguarda il volume di rifiuti stoccati (+ 1.469,42 m³) è Nucleco S.p.A., situato presso il Centro Ricerca ENEA della Casaccia (Roma), in particolare a causa del trasferimento presso i suoi depositi dei rifiuti radioattivi provenienti dal deposito della ex Cemerad di Statte (TA).

Attività dei rifiuti radioattivi

L’attività totale dei rifiuti radioattivi, delle sorgenti dismesse e del combustibile esaurito, nel 2024, diminuisce di 1.775 TBq (- 2,81%) rispetto al 2023, a causa del decadimento radioattivo. Con riferimento al quantitativo totale di attività (espresso in termini di attività totale – misurata in Bq) dei radionuclidi contenuti nei rifiuti radioattivi, nelle sorgenti dismesse e nel combustibile irraggiato, in Italia al 31.12.2024 sono detenuti 34.237,30 TBq. Il Piemonte figura al primo posto, con 27.067,3 TBq. L’impianto che detiene il quantitativo maggiore di attività è l’Impianto EUREX di Saluggia (1.877.598,83 GBq). Va comunque precisato che il 99% del combustibile nucleare irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a processo chimico per il recupero del materiale nucleare. I rifiuti radioattivi prodotti dal processo faranno rientro in Italia come rifiuto radioattivo vetrificato di minore volume rispetto a quello di partenza.