Siccità estreme: un pericolo crescente per le praterie del pianeta

Nuovo studio mostra che le siccità estreme e continuative possono portare a un vero punto di non ritorno

Episodi prolungati e intensi di siccità potrebbero compromettere in modo irreversibile la capacità delle piante di crescere e la produttività terrestre globale. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science e condotto da un team della Colorado State University, guidato da Melinda Smith e Timothy Ohlert. I ricercatori hanno analizzato i dati dell’International Drought Experiment (IDE), un progetto che coinvolge 74 ecosistemi di praterie e arbusteti distribuiti in sei continenti. Simulando condizioni di siccità estrema che si verificano mediamente una volta ogni 100 anni, gli scienziati hanno osservato gli effetti a breve e lungo termine di questi fenomeni su ambienti che immagazzinano oltre il 30% del carbonio globale e sostengono settori economici cruciali, come l’allevamento.

Lo studio mostra che, sebbene molti ecosistemi riescano a sopportare periodi moderati di carenza d’acqua, le siccità estreme e continuative possono portare a un vero punto di non ritorno. In alcune aree, la produttività vegetale è risultata fino a 2,5 volte inferiore tra il primo e il quarto anno di siccità consecutiva.

Secondo gli autori, il fenomeno potrebbe essere legato alla morte delle specie più vulnerabili e ai cambiamenti nella composizione delle comunità vegetali. La ricerca lancia un monito: l’intensificarsi delle siccità legate al cambiamento climatico minaccia la stabilità delle praterie mondiali e i servizi ecosistemici fondamentali che esse garantiscono.