Servono nuovi modelli di investimento per sostenere la crescita della Space Economy italiana. È questo uno dei principali messaggi emersi durante la 3ª e ultima tappa degli Stati Generali della Space Economy 2025, ospitata al Pirelli HangarBicocca di Milano e promossa dall’Intergruppo parlamentare dedicato. Secondo gli esperti intervenuti ai tavoli di lavoro, la rapida evoluzione del settore spaziale sta evidenziando una crescente distanza tra i reali fabbisogni finanziari delle imprese e i modelli di investimento oggi prevalenti. Il venture capital, in particolare, risulta spesso inadatto a sostenere un comparto caratterizzato da un elevato profilo di rischio, lunghi cicli di sviluppo, complessi flussi di cassa e tempi di ritorno del capitale molto estesi.
Progetti come la costruzione di un lanciatore riutilizzabile, di una missione lunare o di un sistema di manifattura orbitale richiedono infatti più di un decennio prima di generare ricavi significativi. Ne deriva una crescente tensione: mentre gli investitori puntano a una rapida liquidità, le tecnologie spaziali necessitano di tempo, stabilità e visione di lungo periodo per maturare e arrivare sul mercato.
“Questo si traduce in grosse difficoltà per molte start-up e aziende nella fase di scale-up“, osserva Simonetta di Pippo, direttrice dello Space Economy Evolution Lab di Sda Bocconi. “Per favorire lo sviluppo di un ecosistema integrato e sinergico, serve una finanza più paziente e soprattutto servono nuove forme di collaborazione pubblico-privata, diversificate anche in base all’obiettivo delle missioni che si vogliono sviluppare. Gli Stati Generali rappresentano un’occasione unica per affrontare la questione e aprire un dibattito per capire quali strategie adottare“.


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