Nel cuore del Parco Nazionale di Kosterhavet, al largo della costa occidentale della Svezia, un ecosistema marino sta lentamente ritrovando il suo equilibrio. Un nuovo studio dell’Università di Göteborg, pubblicato nell’ambito del programma europeo Digital Twin of the Ocean (DTO), ha documentato gli effetti a lungo termine della protezione ambientale e delle restrizioni alla pesca a strascico in questa area marina protetta. L’indagine, condotta su un arco temporale di 26 anni, rivela una chiara correlazione tra la riduzione delle attività di pesca invasiva e la ripresa di numerose specie marine, tra cui coralli molli, anemoni e cozze. Tuttavia, i ricercatori mettono in guardia: il cambiamento climatico, con l’innalzamento progressivo delle temperature marine, sta già influenzando negativamente alcune specie chiave dell’ecosistema.
Una lunga osservazione sottomarina
Dal 1997 al 2023, i ricercatori hanno raccolto migliaia di ore di video subacquei nella zona del fiordo di Koster, filmando una parete rocciosa a profondità diverse. Le riprese sono state effettuate con l’ausilio di un robot sottomarino dal Tjärnö Marine Laboratory e archiviate per anni. Solo recentemente, grazie all’intelligenza artificiale, è stato possibile analizzare sistematicamente questo vasto patrimonio di dati.
Il team ha insegnato a un modello di rilevamento automatizzato a identificare 17 specie marine diverse. “Senza l’apprendimento automatico, sarebbe stato impossibile analizzare un numero così elevato di video di qualità variabile“, spiega Matthias Obst, ecologo marino all’Università di Göteborg e responsabile dello studio.
Il modello ha processato circa 4,4 milioni di fotogrammi in poche ore, utilizzando le risorse computazionali della National Academic Infrastructure for Supercomputers in Sweden (NAISS). I risultati hanno permesso di costruire una cronologia precisa dei cambiamenti avvenuti nell’ecosistema bentonico del Mare di Koster.
Il ritorno delle specie filtratrici
Una delle principali scoperte riguarda il recupero delle specie che si nutrono filtrando l’acqua, come cozze, anemoni e coralli molli. Questi organismi erano stati gravemente danneggiati dalle reti a strascico, che sollevano i sedimenti dal fondale e compromettono la qualità dell’habitat.
“Gli animali che catturano i nutrienti attraverso la filtrazione non prosperano quando le reti a strascico rimuovono i sedimenti dal fondale marino. Molte di queste specie si sono riprese in modo significativo“, ha dichiarato Obst.
Lo studio fornisce dunque una prova tangibile dell’efficacia delle misure di tutela ambientale attuate nel parco nazionale dal momento della sua istituzione, mostrando come la biodiversità possa riprendersi se le pressioni antropiche vengono ridotte.
Una minaccia che cresce: il riscaldamento dell’acqua
Accanto a questi segnali positivi, però, emergono anche dati preoccupanti. Alcune specie di grandi dimensioni, come la spugna Geodia barretti e la vongola Acesta excavata, stanno scomparendo dalle acque più superficiali. Entrambe sono considerate specie chiave per l’ecosistema, poiché offrono habitat e rifugio a numerosi altri organismi.
Il declino, secondo i ricercatori, è attribuibile all’aumento della temperatura marina, in linea con quanto osservato in molte altre aree marine del mondo. “Osserviamo che le specie sensibili al calore stanno perdendo il loro habitat naturale nelle acque poco profonde a causa delle temperature elevate“, sottolinea Obst.
La distribuzione della vongola scavata, ad esempio, si è progressivamente ridotta negli ultimi anni. Questi cambiamenti suggeriscono che le misure di conservazione locale, per quanto efficaci, non sono sufficienti a contrastare gli effetti globali del riscaldamento climatico.
Un ecosistema sotto osservazione
Lo studio fa parte del progetto europeo Digital Twin of the Ocean (DTO), un’iniziativa che mira a integrare le conoscenze ecologiche con l’uso di tecnologie avanzate per monitorare e gestire in modo sostenibile gli ecosistemi marini. Grazie a strumenti come l’intelligenza artificiale e i supercomputer, è ora possibile osservare con maggiore precisione l’evoluzione della biodiversità marina nel tempo.
Secondo Obst, i risultati dello studio sono incoraggianti sul fronte della tutela ambientale, ma richiamano anche l’urgenza di affrontare la questione climatica in maniera sistemica. “Ci sono alcuni organismi che potrebbero non essere salvati dalle misure di protezione del parco nazionale. L’aumento delle temperature nel Mare di Koster è causato dal cambiamento climatico, che è difficile da fermare. Per queste specie, potrebbe essere opportuno trovare nuove aree con acque più profonde dove possano trovare rifugio“.
Lo studio dell’Università di Göteborg offre uno sguardo profondo e dettagliato su come la riduzione delle pressioni umane, come la pesca a strascico, possa permettere la rigenerazione di habitat marini complessi e biodiversi. Tuttavia, la crescente temperatura delle acque, spinta dal cambiamento climatico globale, rappresenta una minaccia concreta per molte specie, in particolare quelle più sensibili al calore.
La lezione che emerge è duplice: le politiche di protezione locale funzionano e vanno rafforzate, ma senza un impegno globale contro il riscaldamento climatico, anche gli ecosistemi meglio tutelati rischiano di non sopravvivere. La vera sfida, quindi, è integrare conservazione ambientale e sviluppo sostenibile, prima che alcune di queste specie trovino rifugio solo nei nostri archivi digitali.


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