Tornano le stelle cadenti “Orionidi”: ecco come vedere le scintillanti “figlie” della cometa di Halley

Osservare le Orionidi non richiede strumenti particolari: basta un luogo buio e uno sguardo paziente

Nelle notti di ottobre, quando l’autunno avanza e l’aria si fa tersa, il cielo offre uno degli spettacoli più affascinanti dell’anno: lo sciame meteorico delle Orionidi, le scintillanti “figlie” della cometa di Halley. Quest’anno lo spettacolo sarà particolarmente favorevole. Le Orionidi rappresentano uno degli sciami meteorici più noti e antichi, generate dai minuscoli frammenti rilasciati dalla celebre cometa di Halley durante i suoi passaggi attorno al Sole. Ad ottobre la Terra attraversa questa vasta scia di detriti: minuscoli granelli di polvere cometaria, residui di una storia cosmica millenaria, che bruciano nell’atmosfera a 66 km/s, lasciando dietro di sé le inconfondibili scie luminose che chiamiamo “stelle cadenti”.

Il fenomeno è visibile ogni anno tra il 16 e il 26 ottobre, con un picco di attività previsto nella notte tra il 21 e il 22 ottobre. Quest’anno la Luna Nuova coinciderà con il massimo dello sciame: il buio del cielo offrirà quindi condizioni ideali per l’osservazione.

Dove e quando vedere le stelle cadenti

In Italia, il momento migliore per scrutare le Orionidi sarà tra le 2 e le 5 del mattino, quando la costellazione di Orione – da cui lo sciame prende il nome – si troverà alta nel cielo sudorientale. Il radiante, ossia il punto dal quale sembrano provenire le meteore, si trova appena sopra Betelgeuse, la stella rossa che brilla sulla spalla del mitico cacciatore.

C’è un trucchetto però: per vedere più meteore, non guardate direttamente verso Orione. Il consiglio è di puntare lo sguardo circa 30 gradi più in alto del radiante, verso lo zenit. Così le scie appariranno più lunghe e spettacolari, disegnando archi luminosi attraverso l’intera volta celeste.

In condizioni ottimali – cieli bui, lontani dall’inquinamento luminoso urbano – si potranno contare tra 15 e 25 meteore all’ora. Alcune lasceranno tracce persistenti, veri e propri ricami di luce che restano visibili per alcuni secondi, mentre altre potranno manifestarsi come bolidi più luminosi, visibili anche da chi osserva da aree semiurbane.

L’eredità di Halley: 2 sciami, un’unica origine

La cometa di Halley è forse la più celebre viaggiatrice del Sistema Solare. L’ultima volta che è transitata nei pressi del Sole è stato nel 1986, e tornerà a farci visita nel 2061. Il suo passaggio però non è mai privo di effetti: ad ogni orbita, la cometa perde minuscole particelle che si distribuiscono lungo la sua traiettoria.

La Terra, incrociando questa “scia cosmica” in 2 punti distinti della propria orbita, dà vita a 2 sciami meteorici gemelli: le Eta Aquaridi di maggio e, appunto, le Orionidi di ottobre. Entrambi sono frammenti di uno stesso fiume di polvere cometaria, un flusso che attraversiamo 2 volte all’anno.

L’intersezione tra l’orbita terrestre e quella di Halley sarebbe avvenuta intorno al 530 d.C., e da allora il nostro pianeta continua a intercettare le particelle rimaste in sospeso. Oggi, la minima distanza tra le 2 orbite è di circa 9,7 milioni di km, un soffio, su scala cosmica.

Veloci, eleganti e capricciose

Le Orionidi non sono lo sciame più ricco dell’anno – le Perseidi d’agosto e le Geminidi di dicembre restano imbattibili per intensità – ma è certamente lo sciame più elegante e dinamico. Le meteore sono rapide, sottili, spesso verdi o biancastre, e non di rado lasciano tracce persistenti dovute alla composizione chimica dei frammenti cometari.

Secondo gli esperti della International Meteor Organization (IMO), il flusso delle Orionidi può variare di anno in anno, con brevi “mini-picchi” secondari dovuti alla complessità della scia lasciata da Halley nei secoli.

Un invito ad alzare lo sguardo

Osservare le Orionidi non richiede strumenti particolari: basta un luogo buio e uno sguardo paziente. Lontano dalle luci artificiali, sdraiati su un prato o su una terrazza, lo spettacolo si rivela nella sua semplicità: piccoli granelli di polvere antichi quanto il Sistema Solare che, incontrando la nostra atmosfera, si trasformano in brevi ma intensi bagliori di luce.