Trivelle in Amazzonia alla vigilia della COP30: insorgono le Ong ambientaliste

Amazzonia, Petrobras ottiene la licenza ambientale per trivellare al largo del Rio delle Amazzoni e scatena la reazione degli ambientalisti a poche settimane dall’inizio della COP30

La compagnia energetica statale brasiliana Petrobras ha ottenuto la licenza ambientale per avviare le prime perforazioni esplorative al largo del Rio delle Amazzoni, area considerata la nuova frontiera petrolifera del Paese. Secondo le stime, i giacimenti del ‘Margine Equatoriale’ potrebbero contenere fino a 5,6 miliardi di barili, pari a un aumento del 37% delle riserve nazionali attuali. In una nota, l’impresa evidenzia che l’obiettivo è raccogliere informazioni geologiche e valutare la presenza di petrolio e gas commercialmente rilevanti. Le operazioni, della durata di cinque mesi, inizieranno immediatamente.

Il disco verde da parte dell’Istituto brasiliano delle risorse naturali rinnovabili e ambientali (Ibama) è arrivato dopo lo svolgimento di test che simulano emergenze ambientali effettuati dalla società che, secondo Petrobras, “hanno soddisfatto tutti i requisiti“. L’autorizzazione alle esplorazioni era stata più volte respinta negli ultimi cinque anni dall’Ibama a causa dei rischi su flora, fauna e comunità indigene.

Il progetto è tuttora contestato dagli ambientalisti, che denunciano l’impatto climatico ed ecologico.

Il Ministro dell’Energia, Alexandre Silveira, ha accolto con favore la decisione. “Il Margine Equatoriale rappresenta il futuro della nostra sovranità energetica: il Brasile non può rinunciare a conoscere il proprio potenziale“, ha riferito a G1. “Abbiamo portato avanti una difesa ferma e tecnica per garantire che lo sfruttamento venga effettuato con totale responsabilità ambientale, secondo i più alti standard internazionali, e con benefici concreti per le brasiliane e i brasiliani“, ha concluso.

L’area del ‘Margine Equatoriale’ è considerata la nuova frontiera petrolifera del Paese. Secondo le stime, i giacimenti potrebbero contenere fino a 5,6 miliardi di barili, pari a un aumento del 37% delle attuali riserve nazionali.

COP30, insorgono gli ambientalisti: “sabotaggio al ruolo climatico di Brasile e Lula”

La concessione della licenza ambientale a Petrobras per nuove esplorazioni petrolifere nel bacino offshore del Rio delle Amazzoni, a poco più di due settimane dall’apertura della COP30 di Belém, la 30esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, scatena dure critiche degli ambientalisti brasiliani. L’Osservatorio sul clima, rete che riunisce oltre 130 enti della società civile, parla in una nota all’ANSA di “un sabotaggio alla conferenza” e afferma che il via libera “va in direzione opposta al ruolo di leader climatico rivendicato dal Presidente Luiz Inácio Lula da Silva sulla scena internazionale”. L’organizzazione aggiunge che la decisione “crea difficoltà per il Presidente della COP, André Corrêa do Lago, che dovrà spiegare l’atto ai partner internazionali del Brasile”.

Le Ong definiscono la scelta disastrosa dal punto di vista ambientale, climatico e della sociobiodiversità e annunciano azioni legali per denunciare “le illegalità e le carenze tecniche del processo di licenza“, con l’obiettivo di annullarla.

La rete ambientalista ricorda come “i popoli indigeni, insieme a parlamentari e società civile, chiedono da tempo la fine dell’espansione del petrolio e del gas, soprattutto in aree ad alta biodiversità” come l’Amazzonia. Per le Ong, la decisione “viola inoltre recenti deliberazioni della Corte interamericana dei diritti umani e della Corte internazionale di giustizia, che impongono agli Stati l’obbligo legale di proteggere il clima“.