Uno studio pubblicato su Nature Medicine dall’University College di Londra apre nuove prospettive per il trattamento del cancro alla prostata avanzato. Il team guidato da Gerhardt Attard ha identificato una combinazione di farmaci capace di ritardare significativamente la progressione della malattia nei pazienti con specifiche mutazioni genetiche. La sperimentazione di fase III ha valutato l’associazione tra niraparib, un inibitore della Parp 1, e il trattamento standard con acetato di abiraterone e prednisone. Alla ricerca hanno partecipato 696 uomini provenienti da 32 Paesi, con un’età media di 68 anni. Circa il 56% dei pazienti presentava alterazioni nei geni Hrr, correlate a forme più aggressive di carcinoma prostatico metastatico.
Dopo un follow-up di circa 31 mesi, il niraparib ha ridotto il rischio di progressione della malattia del 37% nella coorte generale e del 48% nei pazienti con mutazioni Hrr, migliorando anche la sopravvivenza rispetto al gruppo di controllo. Sebbene il trattamento sia stato generalmente ben tollerato, sono stati segnalati episodi di anemia e ipertensione, con necessità di trasfusioni per il 25% dei pazienti.
Secondo Attard, questa combinazione rappresenta una speranza concreta per quei pazienti la cui malattia recidiva rapidamente. Serviranno ulteriori studi e follow-up prolungati per confermare i benefici a lungo termine e chiarire il profilo di sicurezza del trattamento.


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