Un “buco” nel Sole apre la strada a spettacolari aurore: ecco cosa ci attende questo weekend

Un flusso di vento solare ad alta velocità dovrebbe investire la magnetosfera terrestre tra oggi e domani, dando vita ad una tempesta geomagnetica

Un’imponente finestra si è spalancata nell’atmosfera del Sole, e da essa sta fuoriuscendo un fiume invisibile ma potentissimo di particelle cariche diretto verso la Terra. È il cosiddetto vento solare, e secondo le previsioni della NASA e dei centri di meteorologia spaziale, raggiungerà il nostro pianeta tra oggi e domani, sabato 11 e domenica 12 ottobre. L’incontro potrebbe innescare tempeste geomagnetiche di classe G1 e, con un po’ di fortuna, accendere i cieli notturni di spettacolari aurore boreali visibili anche a latitudini insolitamente basse.

Il “buco” nel Sole: una finestra magnetica

L’immagine catturata il 9 ottobre dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA mostra chiaramente un’enorme macchia scura sulla superficie del Sole: è un buco coronale.

buco coronale sole
Credit SpaceWeather.com

A differenza delle più note macchie solari, i buchi coronali non sono aree fredde, ma regioni dove il campo magnetico solare si apre verso lo Spazio, lasciando che il plasma caldo e il vento solare possano fluire liberamente. In queste zone la densità di particelle è minore, e per questo appaiono scure nelle immagini ultraviolette.

Il buco osservato in questi giorni non è del tutto nuovo: si tratta della stessa struttura già visibile il mese scorso, riconoscibile per la sua forma caratteristica, alcuni astronomi l’avevano descritta come simile a una farfalla o a un uccello in volo. Il Sole compie una rotazione completa ogni 27 giorni circa, e non è raro che i buchi coronali persistano per più cicli, riapparendo periodicamente di fronte alla Terra.

Il vento solare in arrivo

Secondo le previsioni dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA e del Met Office britannico, il flusso di vento solare ad alta velocità dovrebbe investire la magnetosfera terrestre tra oggi e domani. Gli esperti stimano un picco di attività geomagnetica con un indice Kp massimo di 5, corrispondente a una tempesta di categoria G1, definita “minore” nella scala internazionale ma comunque in grado di produrre effetti notevoli.

Per chi osserva il cielo, ciò significa che le aurore potrebbero essere visibili più a Sud del solito. In Europa, regioni come la Scandinavia, la Scozia e parte della Germania potrebbero godere di un weekend di luci danzanti.

Quando il Sole incontra la Terra: l’effetto Russell–McPherron

A rendere questo evento ancora più interessante è la particolare configurazione stagionale. Siamo appena oltre l’equinozio d’autunno, un periodo in cui l’inclinazione dell’asse terrestre favorisce l’allineamento dei campi magnetici di Sole e Terra.
Questo fenomeno, noto come “effetto Russell–McPherron“, aumenta l’efficienza con cui il vento solare può “agganciarsi” al campo magnetico terrestre, amplificando la probabilità di tempeste geomagnetiche e aurore. In altre parole, è un momento dell’anno in cui il nostro pianeta è più “recettivo” ai “baci magnetici” del Sole.

Dalle particelle alla luce: come nascono le aurore

Quando il vento solare raggiunge la Terra, parte di queste particelle cariche viene deviata dalla nostra magnetosfera. Tuttavia, una frazione penetra lungo le linee del campo magnetico ai poli, dove collide con gli atomi e le molecole dell’alta atmosfera, soprattutto ossigeno e azoto.
Queste collisioni eccitano gli atomi, che poi rilasciano l’energia accumulata sotto forma di luce: così nascono le aurore. I toni verdi e rossi derivano dall’ossigeno, mentre le sfumature viola e blu provengono dall’azoto.