Secondo quanto emerge dal nuovo Production Gap Report 2025, i venti maggiori paesi produttori di combustibili fossili sono sulla traiettoria per generare più del doppio della quantità di carbone, petrolio e gas rispetto a quanto sarebbe coerente con il limite di 1,5 °C di riscaldamento globale. Questa soglia, stabilita con l’Accordo di Parigi nel 2015, è considerata il punto critico oltre il quale si rischiano conseguenze climatiche catastrofiche. Tuttavia, il rapporto sottolinea come molti governi stiano invece ampliando la produzione di combustibili fossili, nonostante gli impegni climatici assunti a livello internazionale.
Produzione in crescita oltre il limite climatico
Il report aggiorna l’analisi del 2023 e valuta i piani nazionali per la produzione futura di combustibili fossili, confrontandoli con le traiettorie compatibili con l’obiettivo di 1,5 °C. I venti paesi analizzati rappresentano oltre l’80% della produzione globale e il 70% del consumo. Tra le evidenze più gravi, emerge che la produzione di carbone è destinata a crescere fino al 2035, mentre quella di gas e petrolio continuerà ad aumentare almeno fino al 2050. La UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) ha ribadito che, per limitare il riscaldamento globale, le emissioni di gas serra dovrebbero raggiungere il picco entro il 2025 e poi ridursi del 43% entro il 2030.
Divergenze tra impegni dichiarati e realtà produttiva
Nel commentare il rapporto, Christiana Figueres, ex segretaria esecutiva della UNFCCC, ha dichiarato che “i risultati di quest’anno sono particolarmente allarmanti”. Anche Mary Robinson, ex presidente dell’Irlanda, ha evidenziato come “se questi piani saranno realizzati, la produzione di combustibili fossili nel 2050 sarà 4,5 volte superiore a quella compatibile con 1,5°”. Il rapporto sottolinea inoltre una discrepanza marcata tra le ambizioni climatiche dei governi e le loro priorità energetiche effettive. Secondo Derik Broekhoff, autore principale del rapporto e ricercatore presso lo Stockholm Environment Institute, “i piani di espansione della produzione si scontrano con la realtà economica”, poiché l’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede che la domanda globale di combustibili fossili raggiungerà il picco entro il 2030.
I protagonisti dell’espansione e i pochi in controtendenza
I maggiori aumenti nella produzione di petrolio sono previsti in Arabia Saudita, Brasile e Stati Uniti, mentre quelli relativi al gas interesseranno in particolare Russia, Qatar e Stati Uniti. Solo tre nazioni — Norvegia, Regno Unito e Australia — hanno in programma una riduzione sia della produzione di petrolio sia di quella di gas. Sul fronte del carbone, si prevede un calo in Cina, Germania, Indonesia, Kazakistan e Stati Uniti, ma un incremento in Australia, Colombia, India e Russia. In chiusura, Robinson ha sottolineato il valore del rapporto come riflesso dello stato attuale della volontà politica: “Questo Rapporto sul Divario di Produzione è uno specchio del nostro coraggio collettivo, o della nostra mancanza di coraggio finora. Ed è per questo che invito i leader a essere coraggiosi e a onorare la promessa di Parigi. Non lentamente, non un giorno, ma ora”.


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