Uno studio condotto dal dottor Sawada e dal suo team, recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha analizzato 183 frammenti ossei umani risalenti alla cultura neolitica di Liangzhu, fiorita tra 5.300 e 4.500 anni fa nel delta del fiume Yangzi, nella Cina meridionale. Tra questi, ben 52 ossa mostrano evidenti segni di lavorazione artificiale, una scoperta eccezionale nel panorama archeologico dell’Asia orientale, dal momento che si tratta del solo esempio noto di modificazione intenzionale di resti umani nella Cina neolitica. Le ossa, abbandonate nei canali e fossati urbani, costituiscono una prova tangibile di pratiche che oggi possiamo solo parzialmente interpretare, ma che offrono uno sguardo penetrante su una società complessa e culturalmente stratificata.
La città “senza memoria”
La civiltà di Liangzhu, che prende il nome da uno dei suoi principali siti archeologici, è considerata una delle prime società urbanizzate dell’antica Cina. Caratterizzata da infrastrutture monumentali — dighe, fossati, canali, palazzi e altari cerimoniali — dimostra un avanzato livello di organizzazione e una chiara divisione sociale. Tuttavia, la mancanza di testi scritti rende impossibile ricostruire con certezza i valori simbolici e religiosi alla base delle loro pratiche. Proprio per questo motivo, le ossa umane modificate rappresentano una fonte preziosa e insostituibile. Il loro trattamento anomalo rispetto alle consuetudini funerarie precedenti apre interrogativi cruciali: perché trasformare i resti dei defunti? E perché disperderli, incompiuti, nell’acqua e nel fango?
Forme e funzioni delle ossa modificate
Le ossa presentano una varietà di modificazioni notevole: teschi trasformati in coppe, volti scheletrici sagomati a maschera, frammenti cranici levigati a mo’ di piastra, mandibole lavorate e ossa lunghe scolpite. Eppure, la stragrande maggioranza di questi manufatti appare incompleta, grezza, in alcuni casi appena iniziata. Gli autori dello studio suggeriscono che queste ossa non fossero oggetti cerimoniali di particolare pregio, bensì resti comuni, forse utilizzati a scopi pratici o simbolici secondari. Nessuna delle ossa analizzate presenta segni di violenza, taglio o smembramento intenzionale: ciò porta a escludere riti cruenti o gesti di ostilità. Al contrario, tutto indica un processo che iniziava solo dopo la naturale decomposizione dei corpi, il che implica una manipolazione postuma, lontana nel tempo e forse anche nell’intenzione rituale.
Un nuovo rapporto con la morte nell’era dell’urbanizzazione
In epoche precedenti, le comunità neolitiche della regione seppellivano i defunti in contesti ritualizzati, spesso accompagnati da oggetti o segni di appartenenza familiare. Con l’ascesa della cultura Liangzhu e l’espansione dei suoi centri urbani, sembra essersi verificato un mutamento sostanziale: i legami familiari e di clan si sarebbero indeboliti, e la morte avrebbe perso il suo ruolo di aggregatore simbolico. I defunti privi di legami sociali forti — forse individui marginali o appartenenti a classi più basse, come indicano alcuni segni di malnutrizione ossea — non venivano commemorati secondo le usanze tradizionali. Le loro ossa potevano essere lavorate senza alcun intento sacro, o addirittura gettate via come oggetti privi di valore. Questo nuovo approccio alla morte e alla memoria suggerisce un cambiamento profondo nel modo in cui la società percepiva il corpo umano e il suo destino postumo.
Il caso di Zhongjiagang
La concentrazione di reperti ossei modificati nel sito di Zhongjiagang, identificato come uno dei centri produttivi della cultura Liangzhu, rafforza l’ipotesi di una prassi standardizzata nella manipolazione dei resti umani. Qui, il trattamento delle ossa potrebbe essere stato parte di un’attività sistematica, svolta con criteri pratici più che rituali. Le ossa, ormai svuotate del loro valore identitario, venivano probabilmente trasformate in oggetti d’uso o semilavorati, ma senza mai raggiungere uno stadio finale di raffinamento. Questo lascia aperta la possibilità che, per alcuni segmenti della società Liangzhu, i resti umani non fossero più elementi sacri da custodire, ma materiali a disposizione, impiegabili o scartabili a seconda delle esigenze. In questo contesto, la morte anonima diventa quasi un effetto collaterale della modernità nascente.




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