Uragano Melissa, il mostro dell’Atlantico: scenari apocalittici in Giamaica, ora Cuba teme il peggio | FOTO

La Giamaica si risveglierà tra macerie e silenzio, con la consapevolezza di aver vissuto uno degli episodi più estremi della sua storia meteorologica

  • uragano melissa giamaica
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    Foto Rudolph Brown / Ansa
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È arrivato come un muro d’acqua e vento, un vortice perfetto di potenza e distruzione. L’uragano Melissa ha travolto la Giamaica trasformandola, nel giro di poche ore, in un paesaggio apocalittico fatto di macerie, allagamenti e silenzio. Le onde si sono abbattute sulle coste come pugni titanici, i tetti sono volati via, le montagne hanno ceduto sotto la pioggia torrenziale, e le linee elettriche hanno ceduto una dopo l’altra, lasciando oltre mezzo milione di persone al buio. Con venti che hanno raggiunto i 295 km/h e una pressione centrale di appena 892 millibar, Melissa è entrato di diritto nella storia della meteorologia come uno dei più potenti uragani mai registrati nell’Atlantico.

Non si tratta solo di un disastro naturale: Melissa ha rappresentato un evento senza precedenti moderni per l’isola, capace di mettere alla prova ogni sistema di emergenza e di riscrivere i manuali di climatologia tropicale. Ora, mentre l’occhio del ciclone si sposta verso Cuba, la Giamaica resta prigioniera del suo risveglio: frane, inondazioni, ospedali danneggiati e migliaia di famiglie in attesa di soccorso.

Uragano Melissa, una furia da primato

Con venti sostenuti di 295 km/h e una pressione centrale di 892 millibar, Melissa ha eguagliato 2 record storici: quello della pressione atmosferica più bassa mai misurata a terra nell’Atlantico (pari al “Labor Day Hurricane” del 1935) e quello della velocità del vento al momento dell’impatto.
Gli esperti, come il meteorologo Phil Klotzbach della Colorado State University, lo hanno definito “un mostro atmosferico”.

Giamaica sommersa e senza elettricità

Le scene provenienti dalla Giamaica sono drammatiche. Nel Sud/Ovest, interi centri abitati sono sott’acqua, mentre frane e massi bloccano le principali arterie stradali. A St. Elizabeth Parish, una delle zone più colpite, tutto è sommerso, ha riferito Desmond McKenzie, vicepresidente del Consiglio per la gestione dei disastri.

Almeno 540mila utenti, pari al 77% della popolazione, sono rimasti senza elettricità. Circa 15mila persone hanno trovato rifugio nei centri di emergenza, mentre i soccorsi tentano di raggiungere famiglie isolate, come quelle intrappolate nelle case lungo il fiume Black River.

Il primo ministro Andrew Holness ha ammesso amaramente: “Non esiste infrastruttura in Giamaica capace di resistere alla 5ª categoria. Ora la sfida è la velocità della ricostruzione”.

Ospedali in emergenza e coccodrilli nelle strade

Le autorità giamaicane hanno confermato 4 ospedali danneggiati, uno dei quali rimasto senza corrente, costringendo all’evacuazione di 75 pazienti. In diretta radio, un uomo ha chiesto aiuto urgente per una donna in travaglio, mentre un medico spiegava come affrontare un parto d’emergenza. Nella capitale Kingston, è stato lanciato un avvertimento insolito ma serio: attenzione ai coccodrilli, spinti fuori dai loro habitat dalle inondazioni.

Verso Cuba: il secondo impatto

Melissa ha continuato la sua traiettoria verso Cuba, mantenendo la potenza di un uragano di 4ª categoria. Le previsioni del National Hurricane Center statunitense indicano fino a 50 cm di pioggia e un’onda di tempesta alta 4 metri lungo le coste.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, in un discorso televisivo, ha definito Melissa “la tempesta più forte mai registrata sul territorio nazionale” e ha invitato la popolazione a non sottovalutarla. A Santiago de Cuba, città di oltre un milione di abitanti, le strade si sono svuotate mentre famiglie intere cercavano rifugio nelle case più solide.

Vittime e danni

Il bilancio provvisorio è di 7 vittime nei Caraibi: 3 in Giamaica, 3 ad Haiti e una nella Repubblica Dominicana, dove si conta anche un disperso. L’isola di Giamaica resterà chiusa per almeno 2 giorni: aeroporti, porti e infrastrutture sono gravemente danneggiati, mentre le Nazioni Unite e numerose ONG stanno predisponendo gli aiuti umanitari.

Le autorità giamaicane stimano che i lavori di pulizia e ricostruzione potranno richiedere settimane, forse mesi. Nel frattempo, squadre di soccorso stanno cercando di raggiungere le comunità isolate, mentre elicotteri e imbarcazioni dell’esercito distribuiscono acqua, viveri e medicinali nelle aree più colpite.