Volkswagen a corto di cassa, rischio stop ai nuovi modelli: le possibili conseguenze

La famiglia Piëch-Porsche mette fine alla doppia carica: il marchio di Zuffenhausen in crisi tra utili in calo, vendite fiacche e dazi

La potente famiglia Piëch-Porsche ha deciso di intervenire con decisione: la doppia carica di Oliver Blume (57) come CEO del gruppo Volkswagen e contemporaneamente di Porsche AG giungerà al termine. A partire dal 2026, sarà Michael Leiters (54), già dirigente di Ferrari e McLaren, a guidare la casa di Zuffenhausen fuori dalla crisi, incarnando il simbolo di un nuovo inizio. Dopo mesi difficili, con utili in calo, vendite fiacche in Cina, dazi negli Stati Uniti e problemi nella gamma di modelli, Porsche si trova in una situazione allarmante: il marchio che un tempo garantiva margini stellari oggi guadagna quasi nulla.

Neppure il colosso Volkswagen, la casa madre, naviga in acque tranquille. Secondo un’analisi interna condotta a Wolfsburg dal team del direttore finanziario Arno Antlitz (55), nel 2026 mancheranno circa 11 miliardi di euro di flusso di cassa libero, il denaro effettivamente disponibile per investimenti e sviluppo. Per quest’anno le risorse basteranno, ma già dal prossimo si profila una grave carenza di liquidità. Il rischio è evidente: senza nuove entrate, Volkswagen dovrà tagliare drasticamente le spese. I piani di investimento in tecnologie, fabbriche e nuovi modelli – fondamentali in un momento di transizione verso l’elettrico e la digitalizzazione – rischiano di rallentare. “Il risparmio sarà generalizzato: marketing, vendite e parte delle iniziative industriali”, spiega una fonte interna. Ma non basterà. E’ quanto riporta la ‘Bild’.

Le previsioni

Il gruppo prevede quindi la cessione di alcune partecipazioni: tra le possibili vittime, il produttore di motori industriali Everllence (ex MAN Energy), la società di design Italdesign e la società di ingegneria IAV. Tuttavia, anche vendendo questi asset, si coprirebbe solo una parte del fabbisogno finanziario. Dietro l’urgenza si nasconde una minaccia più ampia: le agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s potrebbero declassare la valutazione creditizia del gruppo, oggi appena sopra la soglia di sicurezza. Un eventuale passaggio alla categoria “junk” – ovvero “spazzatura” – renderebbe più costoso ogni finanziamento, aumentando gli oneri annuali di diversi miliardi.

“Dobbiamo ripensare a fondo la struttura del gruppo Volkswagen”, ha ammesso un dirigente di vertice. Troppi marchi, troppa complessità e duplicazioni nello sviluppo: VW, Porsche, Audi, Seat, Škoda e Traton lavorano spesso in parallelo sugli stessi progetti. “Serve una macchina più snella e coordinata”. 

Proprio per dedicarsi completamente a questa riorganizzazione, Blume lascerà Porsche per concentrarsi sul gruppo intero. La famiglia Porsche-Piëch, con Wolfgang Porsche in prima linea, è consapevole della gravità della situazione. La fine della “doppia guida” segna non solo un cambio di ruoli, ma l’inizio di una fase di profonda revisione strategica per uno dei giganti storici dell’automotive europeo.