“Agrivoltaico, opportunità per l’agricoltura e motore di sviluppo per il Paese”: il punto sulla situazione in Italia

Crescita degli impianti, ricadute economiche e nuove prospettive tra incentivi, innovazione e sostenibilità

“L’Agrivoltaico è un alleato non un avversario dell’agricoltura” e può costituire una “leva economica e sociale”. Lo ha detto il presidente del Gse (Gestore dei servizi energetici), Paolo Arrigoni, aprendo i lavori del convegno ‘Agrivoltaico: un nuovo modello di business per un valore condiviso’ organizzato dall’Associazione italiana Agrivoltaico sostenibile (Aias). Arrigoni ha ricordato che “secondo i dati nostri a fine mese di ottobre gli impianti fotovoltaici installati erano 2.050.000 in crescita del 9,6% sull’anno precedente per 42 Gw di potenza installata in aumento del 13,4%. Due milioni e 50mila impianti che rappresentano il 99,5% di tutti gli impianti rinnovabili che sono presenti nel nostro paese”. E ha aggiunto che gli impianti fotovoltaici “al primo gennaio 2000 erano 5, nel 2010 erano 160.000 impianti e nel 2020 erano saliti a 934.000. Entro fine anno ci si avvicinerà a 2.100.000”.

Nei primi dieci mesi del 2025 ne sono stati installati 180mila con con 5 gw solo per il fotovoltaico, con una media di 500 al giorno in calo rispetto 1.020 nel 2023 e 770 nel 2024. Il presidente del Gse ha detto che “sul totale della capacità installata nel fotovoltaico 2/3 degli impianti sono installati su coperture e capannoni e solo 1/3 a terra, anche se questa percentuale in ultimi 2-3 anni è in crescita. L’agricoltura sarà determinante per raggiungere la vetta dei 79,3 Gw di fotovoltaico al 2030 rispetto a 131 gw complessivi secondo il Pniec (Piano integrato energia e clima), ha proseguito Arrigoni rilevando che l’importanza degli strumenti di sostegno e incentivazione, in parte già in campo. Il recente dl 175 pubblicato in Gazzetta 2-3 giorni fa – ha concluso Arrigoni – introduce una nuova definizione dell’Agrivoltaico e la nascita della certificazione nell’Agrivoltaico sarà una tappa significativa per evoluzione di questa tecnologia”.

Althesys: “dallo sviluppo dell’agrivoltaico 11,8 miliardi all’Italia”

Le ricadute dallo sviluppo dell’agrivoltaico per l’Italia sono stimate in 11,8 miliardi di euro nell’arco di vita degli impianti (2025-59) con un aumento degli addetti stabili (occupati per 10 anni) stimabili in circa 19.000 addetti. Lo ha detto Alessandro Marangoni di Althesys (gruppo Teha) intervenuto all’incontro ‘agrivoltaico: un nuovo modello di business per un valore condiviso’, organizzato da Aias. L’economista nel suo intervento ha spiegato che “l’agrivoltaico è un’opportunità per creare valore; è una nuova frontiera nella gestione del territorio che mette in sinergia la produzione agricola e la generazione di energia e offre molteplici opportunità di sviluppo generando benefici ambientali, economici e sociali diffusi sul territorio, trasversali rispetto ai diversi settori e ai molteplici stakeholder”. Tra i benefici stimati dallo studio commissionato da Aias e realizzato da Althesys in collaborazione con Aias ci sono il valore aggiunto generato, che si aggira sui 6,6 miliardi di euro, l’effetto leva sul resto dell’economia del Paese (2,9 miliardi) e benefici ambientali (2,3 miliardi). Lo stesso settore agricolo italiano può conseguire benefici per 1,7 miliardi con un introito stabile nel tempo per i coltivatori. Nei primi nove mesi del 2025 sono stati sviluppati 11,5 Gw di progetti agrivoltaici, di cui 1,4 ‘elevati’.

Le parole del presidente dell’Aias

“L’agrivoltaico ha una grande potenzialità in Italia che viene guardata come Paese faro in Europa”. Lo ha detto Alessandra Scognamiglio, ricercatrice Enea e presidente dell’Aias (Associazione italiana agrivoltaico sostenibile) intervenendo al convegno ‘agrivoltaico: un nuovo modello di business per un valore condiviso’. “Il governo – ha spiegato – ha deciso di incentivare l’agrivoltaico innovativo, di dare un spinta a soluzioni innovative non solo per la tecnologia ma anche per tutti i processi legati all’agrivoltaico. Siamo in un contesto di paesaggio pregevole con diverse culture da nord a sud” che rispetto all’agrivoltaico hanno mostrato “una certa resistenza perché ancora il mondo dell’agricoltura non ne percepisce il reale valore né in termini di strumento di supporto alla resilienza del mondo agricolo né per questione di business, come se i vantaggi fossero solo per l’energia e non per l’agricoltura, perché si teme che i territori siano devastati”.

Per superare questa resistenza, ha proseguito Scognamiglio, bisogna “lavorare sulla qualità di quello che progettiamo, per dimostrare che è un approccio che porta valore non solo per il costo più basso dell’energia per l’utente finale ma anche una serie di potenzialità che l’agrivoltaico dà ma al momento non si conoscono”. Per questo, ha concluso, sono importanti la certificazione dell’agrivoltaico sostenibile e la formazione per dare la giusta percezione alle persone: “sono utopista ma considero l’agrivoltaico un driver economico, un modello di business che può essere adottato”.