Allarme detriti spaziali, impatto in orbita: rimandato il rientro degli astronauti cinesi

Il rinvio del rientro della missione Shenzhou-20 non rappresenta soltanto un contrattempo tecnico, ma un segnale d’allarme per l’intera umanità

La Cina ha rinviato il rientro sulla Terra della navicella spaziale Shenzhou-20, dopo che il veicolo sarebbe stato colpito da minuscoli frammenti di detriti spaziali. L’Agenzia spaziale cinese CMSA ha confermato che l’incidente, avvenuto mentre la missione era in orbita, ha reso necessario un approfondito controllo tecnico e una valutazione dei rischi prima di procedere al rientro, originariamente previsto per oggi nel Nord del Paese. Si tratta del primo rinvio di un rientro dovuto a un impatto con detriti spaziali nella storia del programma Shenzhou, che da oltre 20 anni rappresenta il pilastro delle missioni cinesi con equipaggio.

Un pericolo invisibile a centinaia di km di distanza

L’incidente riporta sotto i riflettori un tema sempre più urgente per la comunità scientifica e le agenzie spaziali: l’inquinamento orbitale. A oggi, si stima che oltre 30mila oggetti di dimensioni superiori ai 10 cm orbitino intorno alla Terra, senza contare i milioni di frammenti più piccoli, micrometeoriti artificiali capaci di danneggiare o distruggere satelliti e veicoli spaziali.

I detriti, spesso chiamati space junk, derivano da vecchi stadi di razzi, satelliti dismessi o esplosi e frammenti generati da collisioni o test militari. Viaggiano a velocità di decine di migliaia di km orari: anche un frammento di pochi millimetri può avere la forza d’un proiettile.

La vulnerabilità della stazione Tiangong

Le missioni del programma Shenzhou, inaugurato nel 2003, trasportano regolarmente astronauti cinesi verso la stazione spaziale Tiangong, dove rimangono per circa 6 mesi. Oltre a esperimenti scientifici, manutenzione e test tecnologici, gli equipaggi si occupano anche di riparazioni dovute a microimpatti causati dai detriti orbitanti.

Già nel 2021 la Cina aveva denunciato alle Nazioni Unite 2 manovre d’emergenza della Tiangong per evitare la collisione con frammenti provenienti dai satelliti Starlink di SpaceX, la costellazione di Elon Musk che domina le orbite basse terrestri.

Rivalità e responsabilità nello Spazio affollato

Il tema dei detriti spaziali è diventato anche una questione geopolitica. Da anni, Pechino e Washington si accusano reciprocamente di aver contribuito in modo significativo all’aumento dei rottami in orbita. In un documento del 2022, la Cina ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, definendoli “la prima potenza ad aver condotto test antisatellite nello Spazio” e il principale produttore di detriti. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno definito “irresponsabile” il test cinese del 2007, quando un missile distrusse un satellite in orbita polare, generando migliaia di frammenti ancora oggi tracciabili.

La corsa alla sicurezza orbitale

La crescente minaccia ha spinto la comunità internazionale a invocare una governance condivisa del traffico spaziale. L’anno scorso un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha sollecitato la creazione di un database globale per il monitoraggio degli oggetti in orbita e di un quadro normativo comune per coordinare le manovre di evitamento. Nel frattempo, la Cina ha avviato diversi programmi di ricerca per mitigare il problema. Tra le soluzioni sperimentate figurano sistemi laser di tracciamento per identificare anche i frammenti più piccoli e “vele di deorbitazione”: dispositivi che, una volta aperti, aumentano la resistenza atmosferica del veicolo permettendogli di rientrare più rapidamente nell’atmosfera terrestre, bruciando senza lasciare residui.

Un futuro da proteggere

Il rinvio della missione Shenzhou-20 non rappresenta soltanto un contrattempo tecnico, ma un segnale d’allarme per l’intera umanità. Con il numero di satelliti in crescita esponenziale – trainato dalle mega-costellazioni per internet globale – il rischio di collisioni a catena, noto come effetto Kessler, diventa ogni anno più concreto. Finché non saranno introdotte regole comuni, tecnologie di pulizia orbitale e una cooperazione internazionale effettiva, ogni missione nello Spazio continuerà a confrontarsi con una minaccia invisibile: i resti del nostro stesso progresso.