Le ricerche dei tre alpinisti dispersi della spedizione internazionale sul Dolma Khang, in Nepal, non si sono fermate. A proseguire le operazioni sono rimasti i soli alpinisti locali che hanno messo in campo tutte le loro forze, umane e tecniche, per recuperare i corpi degli italiani Marco Di Marcello e Markus Kirchler e dello sherpa nepalese Padam Tamang, travolti domenica 2 novembre da una valanga durante un’attività di acclimatamento oltre i 5.400 metri di quota. La notizia rimbalza attraverso le parole di Davide Peluzzi, himalaysta teramano, più volte capospedizione in quelle stesse zone.
Peluzzi ha ricordato le missioni condivise con Marco Di Marcello e Paolo Cocco, quest’ultimo tra le prime vittime ritrovate e identificate della tragedia. “Sono in contatto dal giorno della valanga con Tenjing Phurba, il leader di questa sfortunata spedizione – dice all’ANSA Peluzzi – il quale mi ha ribadito che la comunità nepalese della zona è scossa e che per loro è una questione affettiva troppo importante per mollare: lì sotto alla valanga ci sono alpinisti che sono considerati dei fratelli, a cominciare da Marco Di Marcello per continuare con Padam, che il giorno della disgrazia stava sostituendo Phurba nell’assistenza alla cordata. Il loro obiettivo è di individuarli e, possibilmente recuperare i loro corpi. Li conosco e loro conoscono molto bene queste montagne che sono la loro casa, come anche per me è diventata la seconda, non si fermeranno a scavare”.
La notizia ha rincuorato i familiari di Marco Di Marcello, il biologo di 37 anni di Teramo, il cui rilevatore satellitare continua a inviare segnali georeferenziati. “Davide ci ha riferito la notizia: eravamo sicuri – spiega il fratello Gianni – che sherpa Phurba non avrebbe mai mollato, soprattutto in questa difficile situazione. Lo abbiamo conosciuto avendolo ospitato a casa nostra e abbiamo potuto constatare quanto sia legato a mio fratello Marco. Siamo sicuri che con le loro forze siano in grado di trovare Marco ancora in vita”.


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