Auto, l’appello di ANFIA all’Europa: “rinviare il target 2035 o sarà il collasso industriale”

La lettera dell'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) con riferimento al settore automobilistico

Non c’è più tempo”. L’urgenza emerge chiara dalla lettera aperta che ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha indirizzato alle istituzioni europee e nazionali. Il messaggio è inequivocabile: l’attuale percorso di transizione verso l’elettrico puro imposto da Bruxelles per il 2035 sta mettendo in ginocchio un settore strategico. A fronte di investimenti per oltre 250 miliardi di euro nell’elettrificazione, il comparto automotive europeo ha già perso 100.000 posti di lavoro nel solo 2024, con altri 400.000 a rischio entro il 2028. Il rischio concreto, sottolinea il presidente Roberto Vavassori, è una deindustrializzazione irreversibile del continente. Per scongiurare il peggio, ANFIA chiede un cambio di rotta immediato basato sul principio della neutralità tecnologica. Le proposte includono:

  • Rinvio e flessibilità sul 2035: estendere di 5 anni il termine per l’adeguamento ai target e consentire una quota fino al 25% di veicoli non puramente elettrici (BEV).
  • Apertura ai biocarburanti e ibridi: valorizzare il ruolo dei carburanti non fossili e delle motorizzazioni ibride (plug-in e range extender), oggi penalizzate dalla normativa.
  • Revisione dei target CO₂: definire obiettivi più realistici per il triennio 2025-2027, separando i veicoli commerciali leggeri dalle autovetture, e innalzare la soglia di emissioni per il 2030 a 75-80 g/km.
  • Tutela del “Made in Europe”: introdurre vincoli di contenuto minimo locale per proteggere la produzione continentale dalla concorrenza aggressiva di USA e Cina.

La situazione in Italia

Sul fronte interno, la situazione è critica: la produzione di veicoli in Italia è crollata ai minimi storici, poco sopra le 450.000 unità, con un calo cumulato del 45% negli ultimi due anni. ANFIA sollecita il Governo ad approvare le proposte concordate da un anno al Tavolo Automotive per rilanciare domanda e offerta. L’associazione esprime inoltre una ferma contrarietà all’ipotesi di istituire un nuovo giorno festivo il 4 ottobre, stimando un costo aggiuntivo per la manifattura italiana di 4 miliardi di euro l’anno, un lusso che il sistema produttivo non può permettersi nel confronto con i competitor globali. La filiera automotive italiana, che vale quasi il 6% del PIL e impiega 270.000 addetti diretti (oltre un milione con l’indotto), ribadisce il proprio impegno per la neutralità carbonica entro il 2040, ma chiede di arrivarci con tempi e modi sostenibili. Di questi temi si discuterà approfonditamente durante l’Assemblea Pubblica di ANFIA, prevista a Roma il prossimo 10 dicembre.