La produzione di biometano nel 2023 ha superato i 4,2 miliardi di metri cubi e nel 2024 i 6,4 miliardi di metri cubi. Tuttavia, il Vecchio Continente rimane indietro a fronte dei 35 miliardi all’anno previsti dal piano RePowerEu entro il 2030. In questo contesto, l’Italia – secondo produttore europeo dopo la Germania – si distingue tra i Paesi più dinamici nel settore e punta a 5,7 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030, grazie a 1,9 miliardi di euro di investimenti Pnrr. È quanto emerge da un’analisi sull’evoluzione del mercato europeo del biometano realizzata da Bip, multinazionale di consulenza, attraverso la Business Unit Energy & Utilities. Nel dettaglio, in Italia il Pnrr ha mobilitato 1,9 miliardi di euro, con contributi fino al 40% degli investimenti e tariffe incentivanti per 15 anni.
Le nuove capacità in corso di sviluppo hanno raggiunto così quota 240.000 Smc/h (Standard Metro Cubo all’ora), equivalenti a circa 2,3 miliardi di metri cubi di biometano all’anno. A fine 2023, la produzione italiana si assestava a 6,3 TWh/anno (0,59 miliardi di metri cubi), ma secondo gli obiettivi del Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) potrà raggiungere 5,7 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. Per questo, il Paese punta sulla riconversione della filiera agricola: circa il 50% dei progetti autorizzati nasce da impianti biogas esistenti, garantendo tempi di realizzazione rapidi e massima efficienza nell’uso delle infrastrutture.
La situazione in Europa
Nel resto dell’Europa, secondo l’analisi di Bip, emergono traiettorie diversificate sul biometano. La Germania consolida il proprio ruolo di leader europeo, con circa 260 impianti di biometano e una produzione che supera i 13 TWh/anno (1,22 bcm/anno). “Il suo successo deriva da incentivi stabili, un’ampia rete di distribuzione – che consente l’immissione diretta del biometano prodotto dall’80% degli impianti – e una filiera tecnologica consolidata”, spiegano gli esperti. La Francia, con 652 impianti operativi previsti a fine 2023 e 0,85 bcm/anno di produzione, cresce a ritmo più graduale, mentre il Regno Unito mostra segnali di stagnazione, dopo l’interruzione del Renewable Heat Incentive. Tra i mercati emergenti, spiccano la Spagna, sostenuta da 4,8 miliardi di euro di finanziamenti BEI per circa 50 nuovi impianti, e la Danimarca, che ha programmato oltre 3,1 miliardi di euro di investimenti pubblici entro il 2030 e con una produzione pari a 0,69 bcm/anno a fine 2023. La Polonia ha invece avviato un piano da 4 miliardi di euro per nuovi impianti e semplificazioni regolatorie entro il 2030, con l’obiettivo di sfruttare il proprio elevato potenziale agricolo e industriale.
Secondo BIP, i prossimi due-tre anni rappresentano una finestra cruciale per completare i meccanismi di sostegno, accelerare gli iter, costruire un quadro regolatorio stabile e coordinato e mettere a terra le infrastrutture necessarie. “Solo in questo modo – affermano gli analisti – l’Europa potrà rendere credibile l’obiettivo dei 35 miliardi di metri cubi annui e costruire una filiera solida, autonoma e realmente competitiva su scala internazionale”.



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