Spettacolo straordinario questo pomeriggio nelle acque e nei cieli dello Stretto di Messina, precisamente a Reggio Calabria, dove i cittadini hanno potuto assistere ad un meraviglioso, inatteso, improvvisato e casuale “air-show“. Infatti è capitato che, in modo assolutamente casuale, intorno alle ore 14:00 un Canadair dei Vigili del Fuoco si alzasse in volo per attività di addestramento dall’Aeroporto dello Stretto, il Tito Minniti di Reggio Calabria. Proprio in quel momento, però, transitava sullo Stretto di Messina, nel tratto della città reggina, la flotta della famosa Royal Navy, la marina militare del Regno Unito.
L’incontro tra le due meraviglie del cielo e del mare è stato spettacolare, anche perchè il Canadair – per le sue attività di addestramento – ha iniziato ripetutamente a prendere l’acqua del mare e poi l’ha liberata in aria sullo Stretto, proprio a ridosso della flotta della gloriosa marina inglese. Stiamo parlando di una delle marine più antiche del mondo che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia britannica, soprattutto durante l’epoca coloniale e le due guerre mondiali.
A spiccare nella flotta che nelle scorse ore ha risalito le acque dello Stretto di Messina, c’è la HMS Prince of Wales (R09), uno dei simboli più moderni e ambiziosi della Marina britannica, non solo per le sue dimensioni, ma soprattutto per ciò che incarna: una nuova concezione della potenza aeronavale nel XXI secolo.
Come seconda unità della classe Queen Elizabeth, è una portaerei imponente: oltre 280 metri di lunghezza, circa 70.000 tonnellate di dislocamento a pieno carico e un ponte di volo ampio e completamente integrato con tecnologie avanzate. Non è solo una “grande nave”; è un sistema complesso, un nodo operativo capace di coordinare aerei, navi, sommergibili, droni e forze da assalto anfibio in un’unica architettura di comando.
Tutti gli aspetti della grandiosità della portaerei Prince Of Wales in transito oggi sullo Stretto di Messina durante l’addestramento di un Canadair
Architettura e design
La Prince of Wales rinuncia alla tradizionale torre singola e adotta due isole: una dedicata al controllo della navigazione, l’altra alle operazioni di volo. Questo non è un vezzo estetico, ma una soluzione pensata per efficienza, ridondanza e flessibilità operativa. Le linee sono moderne, pulite, studiate per massimizzare spazi interni e capacità logistiche.
Capacità aeronautiche
Pur essendo ottimizzata per i velivoli a decollo corto e atterraggio verticale (come il F-35B), la sua missione non è solo quella di “trasportare aerei”. È una vera piattaforma di superiorità marittima: può imbarcare droni, elicotteri da guerra antisommergibile, velivoli da sorveglianza, e coordinare operazioni complesse a grande distanza dalle coste britanniche.
Tecnologia e automazione
Rispetto alle portaerei del passato, la Prince of Wales è sorprendentemente “silenziosa” al suo interno. Sistemi automatizzati riducono l’equipaggio necessario e aumentano l’efficienza. La nave è un enorme server galleggiante: la sua potenza di calcolo permette gestione tattica, guerra elettronica, cyber difesa, comunicazioni multinazionali integrate.
Proiezione di potenza e diplomazia
La sua presenza in mare ha un valore simbolico enorme. Non rappresenta solo la capacità di condurre operazioni militari, ma anche la volontà del Regno Unito di restare attore globale. Una portaerei come la Prince of Wales è ambasciatrice di prestigio, deterrenza e cooperazione internazionale.
Tutti elementi che oggi migliaia di cittadini, a Reggio Calabria, hanno potuto ammirare davvero da vicino, da molto vicino, come possiamo osservare nelle immagini della fotogallery scorrevole in alto, a corredo dell’articolo.






















































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