I ghiacciai del pianeta accelerano e rallentano nel corso dell’anno in risposta ai cambiamenti stagionali di temperatura, e queste variazioni potrebbero amplificarsi con il riscaldamento globale. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Science e guidato da Chad A. Greene e Alex S. Gardner, del Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology, che ha analizzato quasi un decennio di osservazioni satellitari per ricostruire la dinamica stagionale del flusso glaciale su scala globale. La ricerca utilizza dati del programma NASA Measures raccolti tra il 2014 e il 2022, comprendenti oltre 36 milioni di coppie di immagini ad alta risoluzione.
Il team ha esaminato ogni ghiacciaio terrestre con superficie superiore ai 5 chilometri quadrati, mappando la frequenza e l’intensità delle variazioni stagionali di velocità e individuando le aree più sensibili agli effetti della temperatura superficiale. Lo studio colma una lacuna di lungo corso nella comprensione quantitativa delle dinamiche stagionali, finora documentate solo per singole regioni o gruppi limitati di ghiacciai.
I risultati dello studio
Secondo i risultati, le variazioni stagionali nella velocità del ghiaccio sono strettamente controllate dalle condizioni termiche locali. Nelle regioni temperate, dove le temperature massime annuali superano lo zero termico, i ghiacciai accelerano più rapidamente e raggiungono il picco di velocità prima nel corso dell’anno.
Gli autori suggeriscono che questo comportamento sia legato all’aumento dell’acqua di fusione superficiale, che penetra alla base della massa glaciale, incrementando la pressione dell’acqua subglaciale e riducendo l’attrito con il substrato roccioso. Il risultato è una temporanea accelerazione del flusso del ghiaccio.
Lo studio evidenzia inoltre che i ghiacciai che mostrano le oscillazioni stagionali più marcate tendono anche a presentare una correlazione, seppure debole, con variazioni interannuali della velocità di flusso. Secondo gli autori, ciò non implica che i cambiamenti stagionali conducano automaticamente a trasformazioni di lungo periodo, ma indica che entrambi i fenomeni possono essere influenzati da fattori comuni, come la struttura del ghiacciaio e le condizioni del suo sistema subglaciale. La comprensione di tali meccanismi rappresenta un elemento chiave per stimare la futura risposta della criosfera al riscaldamento globale e il relativo contributo all’innalzamento del livello del mare.
Lo studio sottolinea anche il valore delle politiche di open data della NASA. Greene osserva che la disponibilità pubblica dei dataset satellitari e del codice utilizzato consente la piena replicabilità dei risultati e la verifica indipendente delle analisi.
La prospettiva associata allo studio, firmata da Lizz Ultee, evidenzia che la caratterizzazione delle dinamiche stagionali offre un laboratorio naturale per comprendere i processi fisici che governano il comportamento del ghiaccio, in particolare nelle regioni dove la linea dello zero termico continua a salire. Secondo gli autori, i risultati forniscono un quadro globale inedito delle risposte dinamiche della criosfera alle condizioni stagionali e rappresentano una base per valutazioni più accurate dei rischi associati ai cambiamenti futuri.
Ulteriori ricerche dovranno chiarire in che misura l’aumento delle temperature possa modificare l’intensità e la tempistica delle accelerazioni stagionali e se queste possano contribuire a instabilità locali o a una maggiore perdita di massa nel lungo periodo.


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