Clima, in Piemonte fino a -40% neve nella stagione 2024-2025: il rapporto Arpa

I dati del rendiconto nivometrico della scorsa stagione invernale in Piemonte: le cumulate di neve fresca sono in linea con la tendenza degli ultimi anni

E’ stato presentato questa mattina presso la sede di Arpa Piemonte il rendiconto nivometrico della scorsa stagione invernale del Piemonte e della Valle d’Aosta. Ha introdotto i lavori il Direttore Generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero: “l’appuntamento annuale del rendiconto nivometrico è importante non solo per presentare i dati di neve e valanghe, ma soprattutto perché è importante sensibilizzare la collettività sui concetti di rischio e pericolo in ambiente innevato. Solo la corretta conoscenza e coscienza di questi aspetti può aiutare la corretta gestione della montagna sia gli appassionati sia i professionisti. Per questo motivo l’Agenzia non si limita a questo momento, ma ogni settimana pubblica sul sito e sui social la situazione dell’innevamento e il pericolo valanghe del weekend. Un costante aggiornamento fondamentale per vivere in sicurezza le nostre vette”.

In collegamento da remoto il  Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin: la presentazione del rendiconto nivometrico rappresenta un momento fondamentale per tutte le realtà alpine. I dati illustrati oggi ci ricordano quanto sia essenziale continuare a investire nella prevenzione, nella ricerca e nella collaborazione tra enti regionali. La sicurezza in montagna è un valore condiviso, che richiede responsabilità e attenzione costante da parte di istituzioni, operatori e cittadini. La nostra Regione continuerà a sostenere con convinzione le attività di monitoraggio e divulgazione, anche con progetti di cooperazione transfrontaliera e soprattutto tra le regioni Piemonte e Valle d’Aosta, con l’obiettivo di individuare nuove strategie di gestione del rischio valanghe, affinché chi vive e frequenta l’ambiente innevato possa farlo con la massima consapevolezza”.

Il concetto di sicurezza, ribadito anche durante il convegno di oggi, è una priorità chiave negli investimenti per il sistema neve da parte della Regione Piemonte – commenta l’assessore regionale alla Montagna con delega al sistema neve Marco Gallo -. Garantire a chi sceglie il Piemonte elevati standard di sicurezza, in pista e fuori, è uno degli obiettivi irrinunciabili. Per questo, ad inizio agosto, con l’assestamento di bilancio, abbiamo destinato un ulteriore milione di euro ai 50 già stanziati nell’anno per la sicurezza. Assicurare piste ben gestite, impianti affidabili e un innevamento efficiente vuol dire mettere al centro la tutela di tutti. E a inizio mese abbiamo stanziato 250 mila euro alle Commissioni Locali Valanghe. Un intervento che punta a sostenere le Unioni Montane nell’acquisto di strumenti e tecnologie avanzate per la prevenzione e il monitoraggio dei rischi nivologici. Un ruolo chiave, infine, lo avrà l’Osservatorio sui cambiamenti climatici: uno strumento scientifico e operativo, con l’Arpa tra gli stakeholder di riferimento, che il Piemonte mette in campo per affrontare i rischi legati al clima attraverso una strategia insieme di prospettiva e preventiva”.

I dati della stagione invernale 2024-25

L’inverno 2024-25 sull’arco alpino piemontese è stato caratterizzato da un deficit di neve fresca, rispetto alla media trentennale  del 1991−2020, indicativamente quantificabile tra il -20 e il -40% ed è maggiormente evidente alle quote inferiori dei settori meridionali. Anche il numero di giorni con neve al suolo rispecchiano questa tendenza con una notevole carenza soprattutto sui settori meridionali, tra il -20 e il -50%: soprattutto ad inizio anno la copertura nevosa è stata breve e soggetta a fusione completa a causa di temperature miti ed eventi di pioggia su neve. Sui restanti settori il numero di giorni con neve al suolo si è mantenuto pressoché nella media, solo nei settori occidentali di confine si è registrato un surplus.

Le cumulate di neve fresca sono in linea con la tendenza degli ultimi anni con poche nevicate da inizio stagione ai mesi centrali dell’inverno (gennaio e febbraio) e soprattutto concentrate sui settori di confine settentrionali e occidentali. Successivamente, con l’arrivo dei mesi primaverili, si assiste ad un cambiamento importante con episodi nevosi più intensi e diffusi su tutta la regione alpina piemontese e con la conseguente attivazione di siti valanghivi che interessano zone antropizzate di fondovalle.

Dall’analisi del SAI (indice di anomalia standardizzato) è emerso che, per il Piemonte, la stagione 2024-25 è stata caratterizzata da una marcata anomalia negativa di neve fresca e si colloca al quarto posto per carenza di neve fresca, considerando i dati a partire dal 1961.

La distribuzione delle nevicate ha favorito così la formazione di strati deboli basali nel manto nevoso sottile ad inizio stagione, mantenendo condizioni di instabilità latente fino al termine degli eventi nevosi più intensi primaverili. Le nevicate più abbondanti dei mesi di marzo ed aprile hanno determinato un buon innevamento, portandolo ad essere sostanzialmente in media in tutti i settori nel mese di maggio. Tuttavia, a causa delle temperature elevate del mese di giugno, la fusione del manto nevoso è stata rapida anche a quote elevate portando ad una fusione completa di circa un mese in anticipo rispetto alla stagione precedente. Tra le stazioni in più in quota, dove la neve è scomparsa più tardi, vi è Macugnaga passo Moro (2820m) con la fusione completa il 27 giugno e Pontechianale Monviso con la fusione completa il 28 giugno.

Valanghe

Su tutto il territorio piemontese, nella stagione invernale 2024-25, il grado di pericolo valanghe maggiormente ricorrente è stato il 2-Moderato alle quote elevate e l’1-Debole alle quote inferiori. Tuttavia, la seconda parte dell’inverno, a seguito dell’aumento degli impulsi perturbati, è aumentata la frequenza del grado 3-Marcato, fino ad arrivare ai mesi di marzo e aprile le perturbazioni più intense che hanno portato il grado di pericolo valanghe a 4-Forte in tutti i settori.

Proprio in questi periodi è stata osservata l’attività valanghiva spontanea più significativa con numerose valanghe di dimensioni grandi e molto grandi, alcune dalle caratteristiche peculiari e insolite per le Alpi. Si tratta di slush flow: valanghe di neve satura di acqua, causate da intensi eventi di pioggia su neve o nevicate molto umide. In diversi casi, soprattutto in Val Formazza, Valle Anzasca, Val Sesia e Valle Soana, questi tipi di valanga hanno raggiunto dimensioni molto grandi. Alcuni slush flow hanno interessato la viabilità di fondovalle e in alcuni casi hanno anche interessato porzioni di abitati o abitazioni superando i limiti storici.

Nella stagione invernale 2024-25 sono stati registrati 11 incidenti in valanga con 21 persone coinvolte, di cui 5 feriti e 3 persone decedute. Sette incidenti sono  avvenuti con grado di pericolo 3-Marcato. La prevalenza degli incidenti (8 casi su 11) è attribuibile al problema valanghivo degli strati deboli dovuti alla scarsità di neve al suolo di inizio stagione. La categoria delle persone coinvolte più rappresentata è stata quella degli scialpinisti, sia in salita che in discesa.

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