Alcune aree costiere stanno sperimentando tassi di acidificazione più elevati di quanto ipotizzato in precedenza. Questo allarmante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati dell’Università di St. Andrews. Il team, guidato da Hana Jurikova, ha utilizzato campioni storici di corallo e firme di isotopi di boro registrate nei loro scheletri, per ricostruire i cambiamenti dell’acidità nel corso del XX secolo. Con la crescente presenza di anidride carbonica in atmosfera – sottolineano gli autori – l’aumento dei tassi di acidità costituisce una minaccia significativa per le economie costiere in tutto il mondo.
Quando la materia organica affonda, i microbi la scompongono gradualmente attraverso una reazione chimica che rilascia anidride carbonica e aumenta il livello di acidità. L’acqua profonda risale e porta l’acidità in superficie, dove reagisce ulteriormente con l’anidride carbonica atmosferica, alimentando un circolo vizioso sempre più evidente.
Nell’ambito dello studio, i ricercatori hanno anche applicato un modello oceanico regionale per anticipare i cambiamenti dei livelli di acidità nel corso del XXI secolo. Secondo le stime degli scienziati, in alcune zone, l’acidificazione degli oceani supera il livello attualmente calcolato solo sulla base dell’aumento di CO2 atmosferica.
Comprendere come i sistemi di risalita rispondano al cambiamento climatico – osservano i ricercatori – è fondamentale per individuare strategie mirate ed efficaci per contrastare gli effetti negativi di questi meccanismi.
“Il nostro lavoro – afferma Jurikova – evidenzia che le interazioni tra l’anidride carbonica e l’acidificazione possono amplificare i cambiamenti ambientali nel sistema delle correnti della California”. “L’aumento dell’acidità degli oceani – conclude James Rae, altra firma dell’articolo – comporta gravi rischi per gli ecosistemi marini e per le comunità e le economie che li sostengono. Le soluzioni che abbiamo ora per contrastare il cambiamento climatico, come le pompe di calore e i veicoli elettrici, risolvono anche l’acidificazione degli oceani, quindi è fondamentale sostenerle”.


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