COP30, Galluccio (CMCC): “lavoriamo per connettere le comunità tra regioni e oceani”

Il lavoro del CMCC alla COP30 sottolinea che scienza, politica e governance sono più efficaci quando responsabilizzano gli attori locali

“Costruire la resilienza climatica sia sulle coste che sulla terraferma non è solo una sfida scientifica, ma un’impresa collettiva. Implica il coinvolgimento collettivo delle comunità nel processo di costruzione della propria resilienza”, afferma Giulia Galluccio, scienziata del CMCC. “Richiede scienza condivisa, responsabilità condivisa e soluzioni condivise , collegando le comunità di tutte le regioni e gli oceani per trasformare la conoscenza in azione”. Mettendo le persone al centro, sia la governance del territorio che la resilienza costiera possono diventare percorsi verso società più giuste, sostenibili e adattabili.

La governance territoriale inizia con i diritti e la giustizia

Uno dei contributi chiave del CMCC alla COP30 è l’evento collaterale “Soluzioni per le persone e il pianeta: ripensare la governance del territorio mettendo le persone al centro del territorio e delle risorse naturali”, co-organizzato con l’Organizzazione Internazionale per il Diritto dello Sviluppo (IDLO) e la Latin American Climate Lawyers Initiative for Climate Action (LACLIMA). Presieduta da Giulia Galluccio, scienziata del CMCC e Direttrice dell’Advanced Training and Education Center (ATEC), la sessione ha esplorato come gli approcci basati sullo stato di diritto e i modelli di governance inclusiva possano trasformare la gestione del territorio in sistemi più equi e sostenibili.

I relatori hanno sottolineato che l’accesso sicuro alla terra e alle risorse non è solo essenziale per ridurre le disuguaglianze, ma rafforza anche la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza e la resilienza ai disastri legati al clima. La discussione si è concentrata sull’importanza di integrare principi quali trasparenza, partecipazione, responsabilità ed equità nella governance territoriale e marina.

“Dare alle comunità gli strumenti per sfruttare i quadri giuridici e politici disponibili trasforma la sfida dell’adattamento al cambiamento climatico in un’opportunità per un’azione inclusiva, giusta e sostenibile”, afferma la ricercatrice del CMCC Elisa Fiorini Beckhauser, che ha preso parte all’evento anche come relatrice.

Nelle regioni costiere del Mediterraneo, dove si concentrano popolazioni, economie e identità culturali, una governance incentrata sulle persone garantisce alle comunità voce in capitolo nei processi decisionali, accesso sicuro alle risorse e percorsi di resilienza, supportando direttamente l’adattamento alle pressioni climatiche. “Questo approccio è in stretta linea con il Patto per il Mediterraneo, recentemente lanciato dalla Commissione Europea, che sottolinea il ruolo delle persone come forza trainante del cambiamento, delle connessioni e dell’innovazione”, afferma Beckhauser.

Resilienza costiera: la scienza incontra la conoscenza della comunità

Il CMCC ha inoltre co-organizzato l’evento collaterale “Empowering Coastal Communities: Science-Based Solutions for Resilience and Adaptation” insieme a CoastPredict e al Decade Collaborative Centre for Coastal Resilience (DCC-CR). La sessione ha riunito esperti internazionali e rappresentanti delle comunità per esplorare approcci scalabili e basati sulla scienza per l’adattamento costiero, sottolineando l’importanza della conoscenza locale e dei processi partecipativi.

Galluccio, che ha moderato una tavola rotonda sulla connessione delle comunità e l’implementazione di soluzioni su larga scala per la resilienza costiera, ha sottolineato che “il vero cambiamento spesso inizia a livello di sito pilota, dove le comunità sperimentano in prima persona gli impatti climatici. Osservazioni, esigenze e soluzioni locali possono quindi essere trasformate in scienza operativa per informare strategie di adattamento più ampie”. L’evento ha evidenziato il dialogo tra conoscenze scientifiche e tradizionali, mostrando come approcci inclusivi e guidati dalle comunità amplifichino l’efficacia delle strategie di resilienza, in particolare per le donne, le popolazioni indigene e altri gruppi emarginati.

Il dialogo tra conoscenza scientifica e conoscenza tradizionale è quindi cruciale: “i due tipi di conoscenza possono arricchirsi a vicenda, poiché la conoscenza locale e indigena spesso cattura sfumature che la scienza da sola può trascurare”, afferma Galluccio. “Integrare queste prospettive richiede non solo apertura scientifica, ma anche processi inclusivi che diano spazio ai gruppi emarginati, che sono spesso tra i più colpiti dai cambiamenti climatici”.

Formare la prossima generazione

Istruzione, formazione e capacity building sono emersi come fattori cruciali per la resilienza. In qualità di Direttore del Centro di Formazione Avanzata e Formazione del CMCC, alla COP30 Galluccio ha sottolineato l’importanza di dotare i giovani professionisti di competenze interdisciplinari e strumenti pratici per sviluppare soluzioni climatiche innovative e basate sulla scienza.

Iniziative come la futura FERS School sulla resilienza costiera all’innalzamento del livello del mare preparano i giovani professionisti a valutare i rischi, valutare le vulnerabilità e applicare dati e strumenti all’avanguardia per il processo decisionale. “Nel lungo termine, le attività educative e formative fungono da piattaforme per la collaborazione e lo sviluppo di competenze, promuovendo l’alfabetizzazione scientifica e la competenza professionale per garantire che l’apprendimento di oggi si traduca nella resilienza di domani”, afferma Galluccio.

“Il CMCC alla COP30 dimostra che una governance incentrata sulle persone, una scienza inclusiva e un’istruzione sono pilastri interconnessi per costruire la resilienza nei sistemi terrestri e costieri. Ponendo le comunità al centro dell’azione per il clima, il CMCC contribuisce a trasformare la conoscenza in soluzioni”.

“L’adattamento ha successo solo quando le comunità sono informate, responsabilizzate e incluse. Mettere le persone al centro non è solo un principio: è un requisito per una resilienza climatica reale e duratura”, afferma Galluccio. “Rafforzando la consapevolezza pubblica, migliorando l’accesso alle informazioni sul clima e responsabilizzando le comunità, consentiamo una partecipazione significativa all’azione per il clima”.

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