La plenaria della 30esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30) di Belém ha approvato all’unanimità il Global Mutirao, l’accordo politico che richiama alla tradizione locale dello sforzo comune per un obiettivo. Dopo due settimane di trattative e un giorno e una notte di lavoro sulle ultime bozze, i circa 200 Paesi presenti hanno trovato un’intesa, nonostante le perplessità dell’Unione Europea, che aveva chiesto maggiori misure per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. Tra questi 200 Paesi non ci sono gli Stati Uniti che non hanno partecipato al summit.
Nel testo non si fa menzione di un progressivo abbandono dei combustibili fossili, ma si esorta ad aumentare l’impegno per contenere l’innalzamento delle temperature e arrivano nuovi spazi di confronto sul taglio delle emissioni. Viene inoltre proposto di triplicare i fondi per l’adattamento entro il 2035.
La Mutirao decision non cita esplicitamente i combustibili fossili e non accoglie l’appello del Presidente Lula e di oltre 80 Paesi per una roadmap su fossili e deforestazione, ma avvia nuovi processi per accelerare la transizione energetica, come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5, che offrono strumenti per permettere ai Paesi di collaborare, ciascuno con i propri percorsi, per avanzare nella definizione del come uscire dai combustibili fossili, sulla strada indicata dalla COP di Dubai del 2023. Sulla finanza c’è l’impegno a triplicare i fondi per l’adattamento fino a 120 miliardi di dollari nel 2035 e si impegna a rendere la finanza climatica più prevedibile, accessibile e commisurata ai bisogni dei Paesi vulnerabili.
Il testo ha anche un riferimento al commercio internazionale. L’intesa adottata prevede l’avvio di un processo, da parte degli organismi climatici internazionali, per valutare come allineare le regole del commercio internazionale agli obiettivi climatici, in un contesto caratterizzato da crescenti barriere commerciali che rischiano di ostacolare la diffusione delle tecnologie pulite. E come richiesto dalla Cina “riafferma che le misure per combattere il cambiamento climatico, incluse quelle multilaterali, non dovrebbero costituire uno strumento arbitrario o ingiustificabile di discriminazione o una restrizione al commercio internazionale mascherata”.
L’Unione europea aveva insistito per inserire nel documento finale un riferimento esplicito alla transizione dai combustibili fossili, incontrando tuttavia la ferma opposizione del gruppo dei Paesi arabi, incluso il principale esportatore mondiale di petrolio, l’Arabia Saudita. L’impasse è stata superata dopo una notte di negoziati che ha portato a un compromesso: la questione è stata esclusa dal testo principale e rinviata a un documento parallelo preparato dal Brasile, Paese ospitante della COP30.
L’Ue si arrende
L’Ue, che aveva avvertito che il vertice avrebbe potuto concludersi senza un accordo se non si fosse affrontata la questione dei combustibili fossili, ha accettato il linguaggio annacquato. “Non nasconderemo il fatto che avremmo preferito avere di più, essere piuù ambiziosi su tutto”, ha dichiarato ai giornalisti il Commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra. “Dovremmo sostenerlo perché almeno sta andando nella giusta direzione“.
Oltre 30 Paesi, tra cui nazioni europee, economie emergenti e piccoli stati insulari, avevano firmato una lettera in cui avvertivano il Brasile che avrebbero respinto qualsiasi accordo senza un piano per abbandonare petrolio, gas e carbone. Ma un membro di una delegazione dell’Ue ha spiegato che il blocco dei 27 Paesi era “isolato” e considerato il “cattivo” dei colloqui.


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