Mentre i leader mondiali si riuniscono in Brasile per la COP30, il futuro delle foreste – e dei meccanismi finanziari per proteggerle – torna al centro del dibattito. Il Tropical Forests Forever Facility (TFFF) mira a canalizzare risorse nella protezione delle foreste, generando al contempo ritorni economici tramite i carbon market e gli investimenti sostenibili. Tuttavia, per Valentini – tra i massimi esperti mondiali delle interazioni tra foreste e clima e tra i fondatori del CMCC – questa promessa potrà diventare realtà solo se le nazioni passeranno dalle dichiarazioni all’azione concreta.
Oltre la deforestazione: aumentare la resilienza delle foreste
I precedenti tentativi di creare fondi globali per la protezione delle foreste si sono concentrati soprattutto sul fermare la deforestazione, che oggi rappresenta già oltre il 10% delle emissioni globali. Valentini sostiene che questa volta il dibattito dovrebbe spostarsi verso il miglioramento della salute e della resilienza delle foreste – affinché continuino a fornire servizi ecosistemici vitali come la tutela della biodiversità, la fertilità del suolo e la regolazione delle risorse idriche.
“Dobbiamo conservare l’integrità delle foreste – migliorando la biodiversità, la fertilità del suolo e la salute degli ecosistemi”, spiega Valentini. “Foreste sane non solo immagazzinano più carbonio, ma sostengono anche la vita e il benessere degli esseri viventi”.
La scienza come fondamento della fiducia
In questo contesto, la misurazione accurata dell’assorbimento di carbonio da parte delle foreste resta una sfida cruciale – e una potenziale fonte di greenwashing se non affrontata con rigore. Valentini sottolinea il ruolo determinante della scienza nel rendere credibile la finanza climatica.
“La scienza gioca un ruolo fondamentale nel garantire la credibilità. Servono metodi accurati e trasparenti per misurare l’assorbimento di carbonio, e il CMCC, ad esempio, è tra i leader in questo campo”. Il programma del CMCC sull’Integrazione del ciclo planetario biogeochimico e industriale del carbonio sviluppa sistemi avanzati di modellazione e osservazione – combinando dati satellitari, intelligenza artificiale e misurazioni sul campo – per quantificare quanto carbonio venga effettivamente assorbito dalle foreste.
“Spesso diamo per scontato che le foreste – e più in generale la biosfera terrestre – agiscano come serbatoi di carbonio. Ed è vero: oggi sappiamo che circa il 30% delle emissioni globali viene riassorbito dalla vegetazione – un servizio silenzioso ed essenziale fornito da foreste, praterie ed ecosistemi di tutto il mondo. Ma questo numero non è fisso”, afferma Valentini. “Se gestiamo male questi sistemi, potrebbe scendere al 10%; se invece agiamo con intelligenza, attraverso riforestazione e buona gestione, potrebbe salire al 40 o addirittura al 50%. Ecco perché un continuo monitoraggio è cruciale: il nostro futuro dipende da quanto bene sapremo comprendere e prenderci cura di questa nostra alleata – la biosfera terrestre – che ci sostiene, ma non incondizionatamente”.
Tecnologia per affrontare le incertezze del cambiamento
Le variazioni climatiche, le politiche globali e gli eventi estremi come i grandi incendi rendono imprevedibile la capacità delle foreste di assorbire carbonio. Valentini indica negli strumenti digitali emergenti la chiave per comprendere e gestire questa incertezza.
“Siamo nell’era dell’osservazione digitale e della modellizzazione predittiva”, afferma. “Queste innovazioni possono dare ai governi la fiducia necessaria per basare le politiche su dati reali e verificabili”. Tecnologie come l’osservazione terrestre ad alta risoluzione e il machine learning stanno trasformando il modo in cui scienziati e decisori politici monitorano i flussi di carbonio e progettano strategie climatiche.
Ripensare l’agricoltura: la causa nascosta della deforestazione
Alla base della deforestazione tropicale si trova spesso un modello agricolo insostenibile che degrada rapidamente suolo e biodiversità. “In molti grandi Paesi forestali, la deforestazione è strettamente legata a pratiche agricole non sostenibili”, afferma Valentini. “Troppo spesso le foreste vengono abbattute per produrre rapidamente su suoli poveri, con conseguente degrado, inquinamento e perdita di biodiversità. Nel giro di pochi anni, quei terreni diventano improduttivi”.
Valentini propone un cambio di paradigma, investendo in un’agricoltura sostenibile e rigenerativa, capace di soddisfare i bisogni produttivi senza distruggere le foreste e gli ecosistemi che le sostengono. In Europa, ad esempio, il nuovo Regolamento sul Carbon Farming, approvato nel novembre 2024 nell’ambito del Green Deal europeo, rappresenta un passo decisivo: riconosce per la prima volta la possibilità di sequestrare CO₂ nei sistemi agricoli e forestali per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica dell’UE al 2050, aprendo al contempo nuove opportunità per agricoltori e proprietari terrieri attraverso i carbon market.
“Una delle grandi sfide per le foreste tropicali è creare vere alternative all’economia della deforestazione – investendo in tecnologie agricole moderne che riducano la necessità di disboscare”, spiega Valentini. “Ad esempio, i sistemi idroponici permetterebbero di produrre cibo con un uso minimo del suolo, soprattutto nelle regioni tropicali dove l’acqua è abbondante e i cicli produttivi possono essere continui tutto l’anno. I Paesi in via di sviluppo non dovrebbero ereditare strumenti obsoleti dai Paesi più sviluppati, ma avere accesso a tecnologie avanzate che rendano possibile un’agricoltura davvero sostenibile. Speriamo che il nuovo fondo includa anche questa componente tecnologica”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?