“Un paziente dallo scheletro potenzialmente molto fragile come migliaia di monumenti storici in Italia. Serve una diagnosi mirata sui singoli, una cartella clinica per ogni struttura. E mai come ora, è tempo di schierare un esercito composto dai migliori ingegneri, geologi, architetti e costruttori del nostro Paese per guidare un piano nazionale di valutazione e miglioramento della sicurezza di case, scuole, ospedali, chiese ed edifici storici”. Stefano Pampanin, docente ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Sapienza, non si può sbilanciare sulle cause che hanno portato al collasso della Torre dei Conti, ai Fori romani, ma non esclude una “correlazione” con il terremoto di magnitudo 3.3 registrato sulla costa laziale, alle ore 22.47 di sabato 1 novembre. Purtroppo nel crollo si registra anche una vittima, l’operaio rumeno Octay Stroici, 66 anni, estratto dopo 11 ore dalle macerie e morto nella notte al pronto soccorso del Policlinico Umberto I.
“Questi edifici storici – spiega Pampanin all’AGI – sono particolarmente delicati. Sassi, mattoni e malta di scarsa qualità sono le componenti di base di una struttura muraria già compromessa dal tempo e da terremoti precedenti. Non abbiamo ancora in mano i dati tecnici sulle cause del collasso parziale”. “Tuttavia – prosegue – non si può escludere che il sisma di sabato 1 novembre abbia provocato uno scuotimento al terreno anche ai Fori Imperiali con caratteristiche in frequenza e ampiezza non trascurabili per la Torre. Comportando sforzi, deformazioni e quindi livelli di danno aggiuntivi nella torre e superiori ai livelli di resistenza locali in uno o più punti, con la conseguente perdita di equilibrio ed effetto catastrofico osservato con la ripresa dei lavori di ristrutturazione nella giornata di lunedì”.
Operazioni complicate su “pazienti fragili”
Un pre-danno, ipotizza l’esperto, che potrebbe aver caricato di ulteriore pressione uno ‘scheletro’ vulnerabile e già deteriorato, fino al parziale collasso. Come durante una delicata operazione chirurgica su un paziente particolarmente delicato e fragile, questo il ragionamento del professore, è molto difficile prevedere con esattezza i rischi legati alle operazioni di rinforzo e miglioramento della sicurezza di questi pazienti-edifici. Agire sul ‘corpo-edificio’, insomma, è un’operazione complicata legata ad una molteplicità di fattori. Le complicanze si possono mitigare ma non annullare.
“Come principio generale negli interventi di rinforzo e restauro il valore estetico del monumento non deve penalizzare la salvaguardia della vita umana“, osserva ancora il professore. Ad esempio, sulla Torre di Pisa (oggetto nel 1997 della tesi di laurea di Pampanin), “le commissioni predisposte per la sua salvaguardia nei secoli hanno agito per portarla ai posteri del secolo successivo non per raddrizzarla”, spiega ancora il docente. Un altro esempio è la Torre del Maino a Pavia, “dove sono stati applicati dei tutori, ovvero delle piastre di acciaio negli angoli con barre passanti ben visibili e reversibili per metterla in sicurezza“.


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