Ridurre il girovita resta una priorità per la salute metabolica, ma la perdita di peso in età matura potrebbe avere effetti inattesi sul cervello. È quanto emerge da una ricerca dell’Università Ben-Gurion del Negev, riportata dal Times of Israel, che ha analizzato l’impatto del dimagrimento su cavie di mezza età. Nel modello sperimentale, i ratti sono stati prima indotti all’obesità e poi sottoposti a una fase di dimagrimento. La dieta ha effettivamente ridotto la glicemia, confermando i benefici metabolici noti. Tuttavia, ha anche provocato un’infiammazione nell’ipotalamo, area chiave per la regolazione dell’appetito e dell’equilibrio energetico. Questo tipo di alterazioni è associato, secondo precedenti studi, al declino cognitivo e a patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Il prof. Assaf Rudich, supervisore della ricerca pubblicata su Gero-Science, ha avvertito che la perdita di peso, pur essenziale, va compresa meglio nella mezza età per evitare risposte infiammatorie indesiderate. I ratti più anziani hanno mostrato una marcata neuroinfiammazione della microglia, le cellule immunitarie del cervello, fenomeno non osservato negli animali più giovani.
La comunità scientifica invita comunque alla prudenza: lo studio non è conclusivo e riguarda solo modelli animali. Nuove ricerche sono in corso per capire se questi effetti siano reversibili e se possano riguardare anche l’uomo.
