Esplosione “mostruosa” in una stella vicina al nostro Sistema Solare: “potrebbe spazzare via qualsiasi pianeta, aspettavamo questa scoperta da decenni”

Per la prima volta gli astronomi hanno confermato una gigantesca espulsione di massa coronale da una stella diversa dal Sole

Un team di astronomi ha osservato un fenomeno straordinario: una espulsione di massa coronale (CME) proveniente da una nana rossa distante circa 130 anni luce. Finora, avevamo visto CME solo sul Sole. Gli scienziati sospettavano che potessero verificarsi anche su altre stelle, ma non esisteva una prova diretta. Ora, grazie ai dati del radiotelescopio LOFAR e dell’osservatorio spaziale XMM-Newton, la conferma è arrivata. Si tratta di una scoperta storica: il primo avvistamento inequivocabile di plasma stellare espulso nello spazio interplanetario e non semplicemente intrappolato nel campo magnetico della stella. Il segnale chiave è stato un burst radio di tipo II, una firma inequivocabile che, come dimostrato dall’articolo scientifico originale, indica formazione di un’onda d’urto e fuga reale di materiale dalla corona stellare.

Un’esplosione mostruosa: velocità e potenziale distruttivo

I ricercatori hanno stabilito che la CME si muove alla velocità supersonica di 2400 km al secondo, una velocità osservata solo in 1 CME su 2000 che si verificano sul Sole. L’espulsione è stata rapida e sufficientemente densa da spazzare via completamente l’atmosfera di tutti i pianeti in orbita ravvicinata alla stella. Secondo le simulazioni riportate nello studio, una CME con queste caratteristiche, impattando un pianeta nella cosiddetta “zona abitabile”, potrebbe eliminare completamente l’atmosfera, trasformandolo in un deserto roccioso e sterile.

Implicazioni per la ricerca della vita

Questa scoperta cambia radicalmente il modo in cui valutiamo la abitabilità dei pianeti attorno a nane rosse. Prima del risultato: si riteneva che se un pianeta si trovava alla distanza giusta, poteva ospitare oceani e forse vita. Dopo il risultato: se la stella è troppo attiva, l’atmosfera non sopravvive abbastanza a lungo perché la vita abbia una possibilità di emergere.

Questo spiega perché:

  • Molti esopianeti “promettenti” potrebbero essere in realtà mondi morti.
  • La presenza di una atmosfera stabile diventa un criterio fondamentale nella ricerca di vita extraterrestre.

Una scoperta che rimette in gioco la vita tra le stelle

La scoperta della CME su StKM 1-1262 conferma che le stelle attive possono essere estremamente distruttive e rende chiaro che la abitabilità non dipende solo dalla distanza dal centro della stella.

“Gli astronomi desideravano individuare una CME su un’altra stella da decenni”, afferma Joe Callingham del Netherlands Institute for Radio Astronomy (ASTRON), autore della nuova ricerca pubblicata su Nature. “Precedenti scoperte ne avevano dedotto l’esistenza, o suggerito la presenza, ma non avevano effettivamente confermato che il materiale fosse definitivamente fuoriuscito nello spazio. Ora ci siamo riusciti per la prima volta”.

“Questo tipo di segnale radio non esisterebbe se la materia non avesse completamente abbandonato la bolla di potente magnetismo della stella”, aggiunge Joe. “In altre parole: è causato da una CME”.

“Avevamo bisogno della sensibilità e della frequenza di LOFAR per rilevare le onde radio”, afferma il coautore David Konijn, uno studente di dottorato che lavora con Joe ad ASTRON. “E senza XMM-Newton, non saremmo stati in grado di determinare il moto della CME o di inserirla in un contesto solare, entrambi cruciali per dimostrare ciò che avevamo scoperto. Nessuno dei due telescopi da solo sarebbe stato sufficiente: avevamo bisogno di entrambi”.

“Questo lavoro apre una nuova frontiera osservativa per lo studio e la comprensione delle eruzioni e del meteo spaziale attorno ad altre stelle”, aggiunge Henrik Eklund, ricercatore dell’ESA presso l’European Space Research and Technology Centre (ESTEC) di Noordwijk, nei Paesi Bassi. “Non ci limitiamo più a estrapolare la nostra comprensione delle CME del Sole ad altre stelle. Sembra che il meteo spaziale intenso possa essere ancora più estremo attorno a stelle più piccole, le principali ospiti di esopianeti potenzialmente abitabili. Ciò ha importanti implicazioni su come questi pianeti mantengono le loro atmosfere e possibilmente rimangono abitabili nel tempo”.

“XMM-Newton ci sta aiutando a scoprire come le CME variano da stella a stella, un aspetto interessante non solo per il nostro studio delle stelle e del Sole, ma anche per la nostra ricerca di mondi abitabili attorno ad altre stelle”, afferma Erik Kuulkers, Project Scientist di XMM-Newton per l’ESA. “Dimostra anche l’immenso potere della collaborazione, che è alla base di ogni successo scientifico. La scoperta è stata un vero lavoro di squadra e risolve la ricerca decennale di CME oltre il Sole”.