I Paesi dell’Unione europea hanno concordato di avviare colloqui con il Regno Unito per collegare i mercati del carbonio delle due parti. Lo ha affermato un portavoce della presidenza danese dell’Ue, in una mossa presentata come parte di un ripristino delle relazioni dopo l’uscita della Gran Bretagna dal blocco. Collegando i loro mercati del carbonio, le due parti si esenterebbero reciprocamente dalle rispettive tariffe doganali sul carbonio. Tuttavia, è improbabile che il collegamento avvenga in tempo utile affinché le aziende britanniche evitino la tassa Ue sul carbonio alle frontiere (CBAM), che dal 1° gennaio imporrà tariffe sulle importazioni di acciaio, cemento e altri beni dell’Unione europea. In una riunione a porte chiuse, “gli ambasciatori dei Paesi Ue hanno concordato all’unanimità che i negoziati sul collegamento proseguiranno”, ha affermato un portavoce della Danimarca, che detiene la presidenza di turno dell’Unione europea.
Il mandato Ue dev’essere approvato lunedì prossimo in una riunione dei ministri dei Paesi membri, ma si tratta di una formalità e si prevede che i Paesi lo approvino senza modifiche. Il collegamento è stato sostenuto sia dalle industrie europee che da quelle britanniche, con queste ultime che hanno sottolineato come un vantaggio fondamentale sarà evitare la tassa Ue sul carbonio alla frontiera che, se le due parti collegassero i loro mercati del carbonio, non si applicherebbe.
I costi
Il governo britannico ha affermato che la tariffa Ue sul carbonio alla frontiera costerebbe alle aziende britanniche circa 800 milioni di sterline all’anno, ma ci vorranno diversi anni per collegare i mercati, data la complessità tecnica dei sistemi e le modifiche tecniche richieste. Nel frattempo, le industrie britanniche potrebbero dover pagare la tassa europea. Il Regno Unito prevede di introdurre la propria tassa Ue sul carbonio alla frontiera ma un anno dopo l’Unione europea, nel 2027.


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