Il sito di Monte Sierpe, in Perù, è un’opera di ingegneria paesaggistica a dir poco sconcertante. Per 1,5 km lungo il crinale di una collina pedemontana andina, si snoda una lunghissima striscia di circa 5.200 buche, meticolosamente scavate nel sedimento e talvolta rinforzate con pietre. Da quando, nel 1933, le fotografie aeree di Robert Shippee ne rivelarono l’esistenza al mondo sulla rivista National Geographic, queste migliaia di incavi hanno posto una domanda che ha ossessionato archeologi e storici: chi le ha costruite e, soprattutto, perché?
Per decenni, le ipotesi sono state le più disparate, spaziando da giardini pensili a sistemi per la raccolta della nebbia. Ora, un team di archeologi guidato da Jacob Bongers dell’Università di Sydney, Australia, pensa di aver trovato la risposta, o almeno una parte cruciale di essa. L’analisi microscopica dei materiali vegetali recuperati all’interno delle buche suggerisce che la struttura abbia avuto una duplice funzione nel tempo: inizialmente un mercato e, successivamente, un sistema di contabilità fiscale sotto gli Inca.
Origine più antica del previsto
La natura monumentale del sito testimonia un enorme sforzo di pianificazione e lavoro. “Perché le antiche popolazioni avrebbero creato oltre 5.000 buche nelle Ande meridionali? Erano giardini? Raccoglievano acqua? Avevano una funzione agricola?“, si è chiesto Bongers all’inizio della ricerca. Lavorando su precedenti teorie che vedevano il sito come un sistema di tassazione Inca, gli archeologi hanno condotto un lavoro sul campo estensivo, mappando Monte Sierpe con droni e prelevando campioni di sedimento dalle buche.
Fino ad oggi, gli scienziati operavano nell’ipotesi secondo cui Monte Sierpe fosse un sito Inca, data la loro espansione nella regione intorno al 1400 d.C. Tuttavia, la datazione al radiocarbonio di un campione di carbone vegetale ritrovato in una delle fosse ha fornito un indizio sorprendente: il materiale risalirebbe al periodo compreso tra il 1320 e il 1405 d.C.
Questo timing suggerisce un utilizzo della struttura precedente all’arrivo degli Inca. Prima della loro espansione, la zona era abitata dalla cultura Chincha per centinaia di anni. Sia la datazione che i frammenti di ceramica rinvenuti in superficie supportano l’idea che siano stati i Chincha i probabili costruttori e primi utilizzatori del sito.

Un mercato a cielo aperto
La rivelazione più significativa, pubblicata sulla rivista Antiquity, è arrivata dall’analisi microbotanica dei sedimenti prelevati da 19 buche. I ricercatori hanno identificato granuli di amido e polline di una varietà di colture alimentari fondamentali per le antiche culture andine:
- Mais (Zea mays)
- Amarantacee (il gruppo che include quinoa, spinaci e barbabietola)
- Pooidae (una sottofamiglia di erbe che comprende cereali come avena, grano e orzo)
- Cucurbita (zucche e affini)
Sono stati trovati anche resti di tifa (bulrush) e salice, materiali usati nella cesteria. L’insieme di questi reperti ha portato Bongers a formulare la teoria più affascinante: le buche contenevano cibo, probabilmente trasportato e immagazzinato in ceste.
“È molto intrigante“, afferma Bongers. “Forse si trattava di un mercato pre-Inca, una sorta di ‘mercatino delle pulci’. Sappiamo che la popolazione preispanica qui era di circa 100mila persone. Forse mercanti itineranti (marinai e carovane di lama), specialisti (agricoltori e pescatori) e altri si incontravano in questo luogo per scambiare beni locali come mais e cotone“.
La trasformazione nel “khipu paesaggistico”
Se le buche sono nate come spazi di mercato Chincha, l’analisi delle immagini aeree suggerisce che il loro destino sia cambiato radicalmente con l’avvento degli Inca. La disposizione delle buche non è casuale: sono raggruppate in blocchi che, secondo i ricercatori, presentano una somiglianza sorprendente con un khipu (o quipu) Inca, il famoso dispositivo di contabilità e registrazione basato su corde annodate, rinvenuto nella stessa valle andina.
Questa somiglianza ha portato gli archeologi a ipotizzare che, dopo la conquista, gli Inca abbiano riconvertito le buche. Quello che era stato un mercato vibrante divenne un registro tributario su vasta scala, un sistema per la riscossione delle tasse e dei contributi.
“Fondamentalmente, vedo queste buche come una sorta di tecnologia sociale che ha riunito le persone, e che in seguito è diventata un sistema contabile su larga scala sotto l’Impero Inca“, conclude Bongers.
La domanda se Monte Sierpe fosse una sorta di “khipu paesaggistico” rimane un’ipotesi entusiasmante. Gli scienziati sono convinti di essere vicini a svelare completamente il mistero di questo sito unico. Il prossimo passo sarà una seconda fase di scavi, per raccogliere ulteriori campioni e datare più buche, e per studiare i khipu locali al fine di convalidare e approfondire queste affascinanti scoperte.


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