Il 14 novembre 1951 la drammatica alluvione del Polesine

L'alluvione del Polesine del novembre 1951 fu un evento drammatico che colpì gran parte del territorio della provincia di Rovigo e di Venezia

Settantaquattro anni fa, il 14 novembre 1951, il Po ruppe gli argini tra Occhiobello e Canaro, nel cuore del Polesine, dando origine a una delle più drammatiche alluvioni della storia italiana. In poche ore oltre 10 km quadrati furono sommersi, migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case e circa centomila sfollati trovarono rifugio in altre regioni. L’acqua, avanzando come un’enorme colata scura, cancellò interi raccolti, bloccò le comunicazioni e mise in ginocchio un territorio fragile, segnato da povertà e subsidenza. In ginocchio gran parte del territorio della provincia di Rovigo e parte di quello della provincia di Venezia, circa cento vittime e più di 180mila senzatetto.

I canali e gli argini, costruiti per fronteggiare gli allagamenti, si trovavano in precarie condizioni perché danneggiati durante il periodo bellico e scarsamente manutenuti negli anni successivi. Per giorni le acque sommergono un’area molto vasta, raggiungendo in alcuni punti la profondità di 6 metri. A fronte di soccorsi inadeguati, il Paese intero si mobilita in una grande campagna di solidarietà. Dall’Italia e dall’estero arrivano volontari, medicinali, viveri e indumenti destinati all’area alluvionata. L’opera di prosciugamento dei terreni terminerà solo nel maggio 1952. Ben 180mila persone saranno costrette a lasciare la propria casa, 80mila non vi faranno più ritorno, dando vita alla prima ondata migratoria del secondo dopoguerra.