Otto anni fa, il 15 novembre 2017, l’Argentina visse uno dei momenti più drammatici della sua storia recente: la scomparsa del sommergibile ARA San Juan (S42), con a bordo 44 membri dell’equipaggio. L’unità, partita da Ushuaia e diretta a Mar del Plata, interruppe improvvisamente le comunicazioni mentre navigava a oltre 400 km dalla costa, in condizioni meteo difficili. Da quel momento, iniziò un’imponente operazione di ricerca internazionale che coinvolse mezzi navali e aerei di oltre 10 Paesi. Nonostante gli sforzi, le ricerche furono sospese il 1º dicembre 2017 senza risultati. L’assenza di risposte accese il dolore dei familiari e generò un intenso dibattito pubblico sulle condizioni della flotta argentina, già da tempo in difficoltà strutturali e finanziarie.
La verità cominciò a emergere solo un anno dopo. Il 17 novembre 2018, grazie ai robot subacquei operati dalla società statunitense Ocean Infinity, il relitto venne individuato a 907 metri di profondità, al largo del Golfo San Jorge, in Patagonia. L’analisi delle immagini confermò una implosione del battello, probabilmente causata da un guasto alle batterie.


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