Il 23 novembre 1980 un terremoto sconvolgeva l’Irpinia

Oggi, nel ricordare le vittime del terremoto in Irpinia, l’Italia celebra anche l’eredità di un disastro che trasformò il modo di affrontare le emergenze

Quarantacinque anni fa, alle 19:34 del 23 novembre 1980, un terremoto magnitudo 6.9 sconvolse l’Irpinia e un’ampia porzione dell’Italia meridionale, tra Campania, Basilicata e parte della Puglia. L’epicentro, localizzato tra Conza della Campania, Teora e Laviano, generò devastazione: 2.734 vittime accertate, decine di migliaia di feriti e quasi 300mila sfollati. In 688 comuni si contarono danni gravissimi, con interi centri abitati rasi al suolo e imponenti frane che isolarono ulteriormente località come Calitri, Caposele, Calabritto e Senerchia.

Nelle ore successive al sisma, l’Italia si trovò paralizzata: linee elettriche e telefoniche interrotte, ferrovie bloccate, strade invase da auto in fuga. L’assenza di un coordinamento centrale aggravò il caos dei primi soccorsi, spingendo il presidente Sandro Pertini, in un vibrante messaggio televisivo del 26 novembre, a denunciare ritardi e responsabilità istituzionali, richiamando gli italiani alla solidarietà.

Da quella tragedia nacque però un percorso nuovo. L’intervento del Commissario Giuseppe Zamberletti aprì la strada alla creazione della moderna Protezione Civile, istituita nel 1982. Oggi, nel ricordare le vittime, l’Italia celebra anche l’eredità di un disastro che trasformò il modo di affrontare le emergenze, insegnando al Paese il valore della prevenzione, dell’organizzazione e della memoria condivisa.

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