Il 24 novembre 1974 la scoperta di “Lucy”

Oggi Lucy rimane uno dei reperti più celebri e iconici della paleoantropologia, simbolo di una linea evolutiva complessa e ramificata

Il 24 novembre 1974, in una valle arida dell’Etiopia nordorientale, il paleontologo americano Don Johanson fece una scoperta destinata a cambiare la nostra comprensione dell’evoluzione umana: lo scheletro, straordinariamente completo, di un Australopithecus afarensis di circa 3,2 milioni di anni. Oggi, 24 novembre 2025, ricorre il 51º anniversario di quell’evento che segnò una svolta negli studi sull’origine dell’uomo. Battezzata “Lucy” in omaggio alla canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds, che risuonava nel campo di ricerca la sera del ritrovamento, la giovane hominina presentava caratteristiche cruciali: un piccolo cranio simile a quello delle scimmie, ma un bacino e ossa degli arti inferiori che indicavano chiaramente la deambulazione bipede. Questo mix di tratti arcaici e moderni dimostrò in modo definitivo che il bipedismo precedette l’aumento del volume cerebrale, modificando la narrativa evolutiva allora dominante.

La scoperta, avvenuta nella regione di Hadar, fece rapidamente il giro del mondo e aprì a decenni di nuove ricerche in Africa orientale. Oggi Lucy rimane uno dei reperti più celebri e iconici della paleoantropologia, simbolo di una linea evolutiva complessa e ramificata. A mezzo secolo dalla sua emersione dalla sabbia, continua a raccontare l’antichissima storia dell’umanità.