Oggi ricorre il 103º anniversario di una delle scoperte archeologiche più straordinarie di sempre: l’apertura della tomba del faraone Tutankhamon. Era il 26 novembre 1922 quando l’archeologo britannico Howard Carter, accompagnato dal suo finanziatore e compagno di ricerca Lord Carnarvon, entrò per la prima volta nella camera rimasta sigillata per oltre 3mila anni nella Valle dei Re, in Egitto. Quel momento, destinato a diventare leggenda, fu segnato dall’emozione di Carter, che alla celebre domanda di Carnarvon — “Riesci a vedere qualcosa?” — rispose: “Sì, cose meravigliose”. Davanti agli esploratori apparvero oggetti preziosi, arredi d’oro massiccio, amuleti, carri, statue e il famoso sarcofago del giovane faraone. Una scoperta senza precedenti che avrebbe rivoluzionato la conoscenza dell’Antico Egitto e catturato l’immaginario collettivo.
A distanza di oltre un secolo, l’eredità di quel ritrovamento continua a vivere nei musei, nelle ricerche scientifiche e nelle nuove tecnologie che permettono oggi di studiare gli antichi reperti con modalità impensabili all’epoca. In questo anniversario, studiosi e appassionati ricordano non solo la fortuna della scoperta, ma soprattutto la tenacia di Carter, che dopo anni di scavi infruttuosi portò alla luce il tesoro intatto di Tutankhamon, offrendo al mondo un frammento immortale della civiltà faraonica.


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