Il 29 novembre 1961 la NASA lanciò la missione Mercury-Atlas 5, con a bordo lo scimpanzé Enos, destinato a diventare il primo primate a completare due orbite intorno alla Terra. L’impresa, compiuta nel pieno della corsa allo Spazio, rappresentò un passaggio decisivo verso il volo umano che sarebbe avvenuto pochi mesi dopo con John Glenn. Il lancio avvenne dalla Cape Canaveral Air Force Station, in Florida. La capsula Mercury seguì la traiettoria prevista nonostante alcune anomalie ai sistemi di controllo, che misero alla prova sia l’equipaggio animale sia la tecnologia di bordo. Enos, addestrato per mesi a rispondere a stimoli e comandi tramite un complesso sistema di segnali, mantenne comportamenti regolari per tutta la missione, contribuendo a validare le procedure di sopravvivenza e adattamento fisiologico in condizioni di microgravità.
Dopo quasi 2 ore nello Spazio, la navicella rientrò nell’atmosfera e ammarò al largo di Porto Rico, dove venne recuperata dalla USS Stormes. L’operazione fu salutata come un successo tecnico e scientifico, nonché come un passo imprescindibile verso la conquista statunitense dell’orbita terrestre.
Oggi, a distanza di oltre 6 decenni, la missione Mercury-Atlas 5 resta un simbolo dell’audacia di un’epoca pionieristica e del contributo – spesso dimenticato – degli animali alla storia dell’esplorazione spaziale.


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