Il 3 novembre 1957 l’Unione Sovietica lanciava dal cosmodromo di Bajkonur lo Sputnik 2, un satellite di 508 kg destinato a segnare una svolta nella storia scientifica dell’umanità. A bordo vi era Laika, una cagnetta di circa 3 anni, prelevata dalle strade della capitale e scelta per la sua resistenza e docilità. Il razzo R-7, lo stesso tipo che pochi anni dopo avrebbe portato in orbita Gagarin, collocò lo Sputnik 2 su un’orbita ellittica con un perigeo di 225 km e un apogeo di 1.671 km. Il satellite completava un giro attorno alla Terra ogni 103 minuti. Laika viaggiava in una capsula pressurizzata dotata di sistemi di ventilazione e cibo in gelatina, ma senza possibilità di ritorno. Le analisi moderne hanno confermato che morì dopo circa 7 ore, a causa di un surriscaldamento superiore ai 40°C.
Laika resta simbolo di un’epoca di pionieri, ma anche di un sacrificio imposto alla vita in nome della scienza. Oggi, le missioni spaziali impiegano sensori e modelli biologici non animali, frutto di una consapevolezza maturata anche grazie a lei. Laika non tornò mai sulla Terra, ma la sua orbita continua – invisibile e silenziosa – nelle coscienze di chi esplora senza dimenticare la compassione.


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